{"id":11819,"date":"2021-05-10T15:49:51","date_gmt":"2021-05-10T13:49:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=11819"},"modified":"2021-06-07T19:31:42","modified_gmt":"2021-06-07T17:31:42","slug":"displaced-al-mast-a-bologna-la-prima-mostra-antologica-di-richard-mosse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/displaced-al-mast-a-bologna-la-prima-mostra-antologica-di-richard-mosse\/","title":{"rendered":"Displaced. Al MAST la prima antologica di Richard Mosse"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span>\n<div style=\"height:31px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Ha aperto il 7 maggio al MAST a Bologna la prima grande antologica del fotografo irlandese Richard Mosse, dal titolo <em>Displaced<\/em><\/strong>,<strong> a cura di Urs Stahel.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Con 77 fotografie di grande formato &#8211; inclusi i lavori pi\u00f9 recenti della serie&nbsp;<em>Tristes Tropiques<\/em>&nbsp;(2020), realizzati nell\u2019Amazzonia brasiliana &#8211; due monumentali videoinstallazioni immersive &#8211;&nbsp;<em>The Enclave<\/em>&nbsp;(2013) e&nbsp;<em>Incoming<\/em>&nbsp;(2017) &#8211; un grande video wall a 16 canali&nbsp;<em>Grid (Moria)&nbsp;<\/em>(2017) e il&nbsp;video&nbsp;<em>Quick<\/em>&nbsp;(2010), l&#8217;esposizione \u00e8 una esplorazione tra la fotografia documentaria e l\u2019arte contemporanea sui temi Migrazione, Conflitto e Cambiamento climatico.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come spiega il curatore Urs Stahel \u201cRichard Mosse crede fermamente nella potenza intrinseca dell\u2019immagine, ma di regola rinuncia a scattare le classiche immagini iconiche legate a un evento. Preferisce piuttosto rendere conto delle circostanze, del contesto, mettere ci\u00f2 che precede e ci\u00f2 che segue al centro della sua riflessione. Le sue fotografie non mostrano il conflitto, la battaglia, l\u2019attraversamento del confine, in altri termini il momento culminante, ma il mondo che segue la nascita e la catastrofe. L\u2019artista \u00e8 estremamente determinato a rilanciare la fotografia documentaria, facendola uscire dal vicolo cieco in cui \u00e8 stata rinchiusa. Vuole sovvertire le convenzionali narrazioni mediatiche attraverso nuove tecnologie, spesso di derivazione militare, proprio per scardinare i criteri rappresentativi della fotografia di guerra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Mosse inizia a occuparsi di fotografia nei primi anni 2000, mentre termina gli studi universitari. I suoi primi lavori scattati in Bosnia, in Kosovo, nella Striscia di Gaza, lungo la frontiera fra Messico e Stati Uniti sono caratterizzati dall\u2019assenza quasi totale di figure umane. Solo nelle immagini che compongono la serie<strong> <em>Breach <\/em><\/strong>(2009), incentrata sull\u2019occupazione dei palazzi imperiali di Saddam Hussein in Iraq da parte dell\u2019esercito americano, sono presenti personaggi in azione. Questi primi lavori documentano le zone di guerra dopo gli eventi, non mostrano il conflitto, la battaglia, l\u2019attraversamento del confine, ma il mondo che segue la catastrofe. Immagini emblematiche di distruzione, sconfitta e collasso dei sistemi: l\u2019aftermath photography, la fotografia dell\u2019indomani.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH-1024x764.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11823\" width=\"512\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH-1024x764.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH-768x573.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH-600x448.jpg 600w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/13.-Pool-at-Udays-Palace-Salah-a-Din-Province-Iraq-serie-BREACH.jpg 1072w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong>Pool at Uday\u2019s Palace, Salah-a-Din Province, Iraq, 2009<\/strong><br \/><strong>Courtesy of the artist and Jack Shainman Gallery, New York<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tra il 2010 e il 2015, prima per <strong><em>Infra<\/em> <\/strong>e poi per <em><strong>The Enclave<\/strong><\/em>, complessa videoinstallazione in sei parti sullo stesso tema, Richard Mosse si reca nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, nella regione del Nord Kivu, dove viene estratto il coltan, un minerale altamente tossico da cui si ricava il tantalio, materiale che trova largo impiego nell\u2019industria elettronica e che \u00e8 presente in tutti i nostri smartphone. Il Congo, ricco di risorse minerarie, una delle aree pi\u00f9 ricche dell\u2019intero continente africano, \u00e8 segnato da continue guerre e disastri umanitari senza precedenti: dopo il genocidio in Ruanda del 1994 le milizie ribelli stabilitesi nella Repubblica democratica del Congo non hanno mai smesso di alimentare nuove ondate di violenza. Per i suoi scatti in queste zone devastate Mosse ha scelto Kodak Aerochrome, una pellicola da ricognizione militare sensibile ai raggi infrarossi, ormai fuori produzione, messa a punto per localizzare i soggetti mimetizzati. Negli scatti di <em>Infra<\/em>, la pellicola registra la clorofilla presente nella vegetazione e &#8220;rende visibile l&#8217;invisibile&#8221;, con il risultato che la lussureggiante foresta pluviale congolese viene trasfigurata in uno splendido paesaggio surreale dai toni del rosa e del rosso. In<em> Infra <\/em>sono fotografati paesaggi maestosi, scene con ribelli, civili e militari, le capanne in cui la popolazione, sempre in fuga, trova momentaneo riparo da un perenne conflitto combattuto con machete e fucili. Con questa serie e questa tecnologia, Richard Mosse vuole scardinare i criteri rappresentativi della fotografia di guerra.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/05.-Come-Out-1966-V-Congo-serie-INFRA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11820\" width=\"498\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/05.-Come-Out-1966-V-Congo-serie-INFRA.jpg 996w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/05.-Come-Out-1966-V-Congo-serie-INFRA-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/05.-Come-Out-1966-V-Congo-serie-INFRA-768x617.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/05.-Come-Out-1966-V-Congo-serie-INFRA-600x482.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 498px) 100vw, 498px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong><em>Come Out (1966) V<\/em>, eastern Democratic Republic of Congo, 2011 <\/strong><br \/><strong>Private collection SVPL<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Con l\u2019imponente videoinstallazione in sei parti <em>The Enclave<\/em>, progetto gemello di <em>Infra<\/em>, Mosse svela il contrasto tra la magnifica natura della foresta della Repubblica Democratica del Congo e la violenza dei soldati dell\u2019esercito e dei ribelli. Tra l\u2019erba alta e nella rigogliosa boscaglia si susseguono azioni militari, addestramenti e scontri tra i combattenti. I rumori, al pari delle immagini, sono intensi e aggressivi, quasi dolorosi, dopo la carrellata della telecamera sui soldati uccisi. I suoni diventano poi melodie e lasciano spazio ad un paesaggio ridente, aperto e calmo. Il fotografo e regista, accompagnato dall\u2019operatore Trevor Tweeten e dal compositore Ben Frost, ha realizzato <em>The Enclave<\/em> per il Padiglione Irlandese alla 55\u00b0 edizione della Biennale di Venezia nel 2013, ispirandosi al celebre romanzo Cuore di tenebra di Joseph Conrad.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-1024x813.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11821\" width=\"512\" height=\"407\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-1024x813.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-300x238.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-768x610.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-600x476.jpg 600w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-1536x1219.jpg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-2048x1626.jpg 2048w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/09.-Of-Lilies-and-Remains-Congo-serie-INFRA-1320x1048.jpg 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong><em>Of Lilies and Remains<\/em>, eastern Democratic Republic of Congo, 2012 <\/strong><br \/><strong>DZ Bank Art Collection<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Dal 2014 al 2018 Mosse si \u00e8 concentrato sulla migrazione di massa e sulle tensioni causate dalla dicotomia tra apertura e chiusura dei confini, tra compassione e rifiuto, cultura dell\u2019accoglienza e rimpatrio. Mosse si reca nei campi profughi Skaramagas in Grecia, Tel Sarhoun e Arsal a nord della valle della Beqa\u2019 in Libano, i campi di Nizip I e Nizip II nella provincia di Gaziantep in Turchia, il campo profughi nell\u2019area dell\u2019ex aeroporto di Tempelhof a Berlino e molti altri. Per <em><strong>Heat Map<\/strong><\/em><strong><em>s<\/em> <\/strong>e la video installazione <em><strong>Incoming<\/strong><\/em>, Mosse impiega una termocamera in grado di registrare le differenze di calore nell\u2019intervallo degli infrarossi: invece di immortalare i riflessi della luce, registra le cosiddette \u201cheat maps\u201d, le mappe termiche. Si tratta di una tecnica militare nota sin dalla guerra di Corea che consente di \u201cvedere\u201d le figure umane fino a una distanza di trenta chilometri, di giorno come di notte. Le immagini sono apparentemente nitide, precise e ricche di contrasto. A un esame pi\u00f9 attento, invece, non si riescono a distinguere i dettagli ma solo astrazioni: persone e oggetti sono riconoscibili solo come tipologie, nei loro movimenti o nei contorni, ma non nella loro individualit\u00e0 e unicit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS-1024x630.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11822\" width=\"512\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS-1024x630.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS-768x472.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS-600x369.jpg 600w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/11.-Souda-Camp-Chios-Island-Greece-serie-HEAT-MAPS.jpg 1138w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong>Souda Camp, Chios Island, Greece, 2017 <\/strong><br \/><strong>MOCAK Collection, Krakow<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Per produrre il video wall del 2017 <em><strong>G<\/strong><\/em><strong><em>rid (Moria)<\/em><\/strong>, Richard Mosse si \u00e8 recato pi\u00f9 volte nell\u2019arco di due anni nell\u2019omonimo campo profughi sull\u2019isola greca di Lesbo, un campo noto per le sue pessime condizioni. Le riprese sono state effettuate con termografia ad infrarosso (heat maps) e l\u2019opera \u00e8 costituita da 16 schermi che propongono lo stesso spezzone a diversi intervalli.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 2018 e il 2019, Mosse comincia a esplorare la foresta pluviale sudamericana dove per la prima volta concentra l\u2019obiettivo sul macro e sul micro, spostando l\u2019interesse di ricerca dai conflitti umani alle immagini della natura. In <strong><em>Ultra<\/em><\/strong>, con la tecnica della fluorescenza UV, Mosse scandaglia il sottobosco, i licheni, i muschi, le orchidee, le piante carnivore e, alterando lo spettro cromatico, trasforma questi primi piani in uno spettacolo pirotecnico di colori fluorescenti e scintillanti. La biodiversit\u00e0 viene descritta minuziosamente tra proliferazione e parassitismo, tra voracit\u00e0 e convivenza, per mostrarci la ricchezza che rischiamo di perdere a causa dei cambiamenti climatici e dell\u2019intervento dell\u2019uomo. <strong><em>Tristes Tropiques<\/em><\/strong> \u00e8 la serie pi\u00f9 recente di Richard Mosse: documenta con la precisione della tecnologia satellitare la distruzione dell\u2019ecosistema ad opera dell\u2019uomo. La tecnica fotografica utilizzata \u00e8 ci\u00f2 che l&#8217;artista e cartografo Denis Woods definisce &#8220;counter mapping&#8221;, una forma di cartografia di resistenza che grazie a fotografie ortografiche multispettrali mostra i danni ambientali difficilmente visibili dall\u2019occhio umano. Richard Mosse ha scattato queste fotografie di denuncia lungo \u201cl\u2019arco del fuoco\u201d, nel Pantanal, il fronte di deforestazione di massa nell\u2019Amazzonia brasiliana. I droni rilevano come in una mappa le tracce del fuoco che avanza lungo le radici delle foreste, gli effetti dell\u2019allevamento intensivo, delle miniere illegali per l\u2019estrazione di oro e minerali. Ogni mappa di Tristes Tropiques mostra i delitti ambientali perpetrati su vasta scala, diventando per il fotografo un archivio che li documenta.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/03.-Dionaea-muscipula-with-Mantodea-Equador-serie-ULTRA-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11824\" width=\"384\" height=\"512\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/03.-Dionaea-muscipula-with-Mantodea-Equador-serie-ULTRA-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/03.-Dionaea-muscipula-with-Mantodea-Equador-serie-ULTRA-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/03.-Dionaea-muscipula-with-Mantodea-Equador-serie-ULTRA-600x800.jpg 600w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/03.-Dionaea-muscipula-with-Mantodea-Equador-serie-ULTRA.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong>Dionaea muscipula with Mantodea, Ecuadorean cloud forest, 2019 <\/strong><br \/><strong>Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin\/Madrid<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-1024x447.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11825\" width=\"768\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-1024x447.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-300x131.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-768x336.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-600x262.jpg 600w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-1536x671.jpg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES-1320x577.jpg 1320w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/18.-Sawmill-Jaci-Parana-State-of-Rondonia-Brazil-serie-TRISTES-TROPIQUES.jpg 1831w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption><strong>\u00a9 Richard Mosse<\/strong><br \/><strong>Sawmill, Jaci Paran\u00e1, State of Rond\u00f4nia, Brazil, 2020 <\/strong><br \/><strong>Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin\/Madrid<\/strong><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>I<strong>l video<\/strong> <strong><em>Quick <\/em><\/strong>del 2010 \u00e8 un filmato girato dallo stesso Richard Mosse che ricostruisce la genesi della sua ricerca e della sua pratica artistica attraverso i temi a lui cari come la circolazione del virus Ebola, la quarantena e l\u2019isolamento, i conflitti e le migrazioni, muovendosi tra la Malesia e il Congo orientale.<\/p>\n\n\n\n<p>I<strong>l catalogo<\/strong> che accompagna la mostra propone tutte le immagini esposte oltre a un saggio critico del curatore Urs Stahel e testimonianze di Michel J. Kavanagh, Christian Viveros-Faun\u00e9 e Ivo Quaranta. Il volume, edito dalla Fondazione MAST, \u00e8 distribuito da Corraini ed \u00e8 disponibile in libreria e online su <strong>www.mast.org<\/strong> e <strong>www.corraini.com<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La mostra rimarr\u00e0 aperta fino al 19 settembre 2021. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria<\/strong> <strong>sul sito www.mast.org.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 5<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>Ha aperto il 7 maggio al MAST a Bologna la prima grande antologica del fotografo irlandese Richard Mosse, dal titolo Displaced, a cura di Urs Stahel. 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