{"id":19524,"date":"2026-05-11T09:26:13","date_gmt":"2026-05-11T07:26:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=19524"},"modified":"2026-05-11T09:26:15","modified_gmt":"2026-05-11T07:26:15","slug":"citta-accogliente-fragile_il-tempo-dellobsolescenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/citta-accogliente-fragile_il-tempo-dellobsolescenza\/","title":{"rendered":"Citt\u00e0 Accogliente: Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span>\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"624\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/comunicazione-inviti-OHR26-A4oriz-01-copia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-19525\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/comunicazione-inviti-OHR26-A4oriz-01-copia.jpg 850w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/comunicazione-inviti-OHR26-A4oriz-01-copia-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/comunicazione-inviti-OHR26-A4oriz-01-copia-768x564.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Open House Roma 2026<\/em><\/strong><br \/><strong><em>City in Flux<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Citt\u00e0 Accogliente\u00a0<\/strong><br \/><strong><em>Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Studio Campo Boario\u00a0|\u00a0Viale del Campo Boario 4a, Roma<\/strong><br \/><strong>16, 17, 18\u00a0e\u00a022, 23, 24\u00a0maggio\u00a02026<\/strong><br \/><strong>dalle ore 17.30 alle 20.00<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Padiglione Nervi\u00a0|\u00a0Via della Magliana 238, Roma<\/strong><br \/><strong>domenica 17\u00a0e\u00a0domenica 24 maggio\u00a02026<\/strong><br \/><strong>dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per l\u2019edizione 2026 di <em>Open House Roma_City in Flux<\/em> il collettivo variabile <strong>Citt\u00e0 Accogliente <\/strong>\u2013 incontro informale di persone attive in campi diversi che pensano e sperimentano soluzioni alternative per vivere e curare la citt\u00e0 \u2013 propone <strong><em>Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza.<br \/><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il progettoparte dall\u2019idea che il moderno, in architettura, possa invecchiare pi\u00f9 rapidamente dell\u2019antico: tale processo di obsolescenza \u00e8 influenzato da fattori come la rappresentazione sociale, le necessit\u00e0 economiche, le urgenze urbane, le modificazioni normative. Il tempo consuma i materiali e rinegozia il senso delle promesse: ci\u00f2 che era avanguardia diventa patrimonio, ci\u00f2 che era funzionale diventa fragile, ci\u00f2 che era nuovo diventa memoria. Il paesaggio che ne deriva \u2013 paesaggio inteso come insieme delle stratificazioni urbane, naturali e artificiali \u2013 appare come un sistema in trasformazione nel quale il tempo accade molto pi\u00f9 rapidamente ed ogni cosa diventa immediatamente obsoleta, sovrastata dall\u2019immagine di un oltre che si sostituisce al presente.<br \/><\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto il collettivo <strong>Citt\u00e0 Accogliente<\/strong> vuole sperimentare forme che sfuggono all\u2019inevitabile obsolescenza, diventano materie resistenti capaci di costruire strategie di rigenerazione delle citt\u00e0 e delle comunit\u00e0: tuttavia non saranno nuove idee, nuovi dispositivi, nuovi elementi. Il nuovo perde interesse e sorge dalle metamorfosi di quello che c\u2019era prima e che c\u2019\u00e8 tuttora. Non ne nascer\u00e0 un <em>Nuovo<\/em> ma un <em>Diverso, <\/em>che di giorno in giorno scorger\u00e0 le sue dinamiche per auto-rappresentarsi: appariranno, cos\u00ec, materiali che ci riconnettono con un sistema di cui siamo parte integrante, un complesso di natura naturale e natura processata che considera le infrastrutture di ogni tipologia, da quelle verdi e arboree a quelle impastate dalle mani.<br \/><\/p>\n\n\n\n<p>Nello&nbsp;<strong>Studio Campo Boario <\/strong>\u2013 insieme di spazi dislocati in un complesso di palazzine progettate da Quadrio Pirani tra il 1909 e il 1950 \u2013 e nel <strong>Padiglione Sperimentale alla Magliana<\/strong> \u2013 opera di Pier Luigi Nervi&nbsp;del 1945, esempio di un\u2019epoca in cui l\u2019obsolescenza non divorava le cose \u2013 gli artisti <strong>Flavio Arcangeli, Carmelo Baglivo, Daniela Beltrani, Jacopo Benci, Ca\u00f9l, Franco Cenci, Alberto D\u2019Amico, Ysabel Dehais,&nbsp;Francesca di Ciaula,&nbsp;Cristiana Fasano, Paola Fatelli, Melissa Lohman, Michele Marinaccio,&nbsp;Roberta Melasecca, Donatella Pinocci, Azadeh Shirmast, Marina Scognamiglio, Silvia Stucky, Anna Valeriani<\/strong>, presentano&nbsp;opere, installazioni e azioni performative pensate come&nbsp;<em>strategie resistenti all\u2019obsolescenza<\/em> per realizzare paesaggi mnemonici che si trasformano in altro e altrove, per indicare la possibile rinaturazione di citt\u00e0 e comunit\u00e0.<br \/><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Flavio Arcangeli <\/strong>presenta allo Studio Campo Boario l\u2019opera <strong><em>Per tutti gli Dei <\/em><\/strong>(tecnica mista su carta) che riflette sulla resistenza degli edifici nel tempo, prendendo come esempio tra tutti il Pantheon, massimo raggiungimento della spazialit\u00e0 architettonica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Carmelo Baglivo <\/strong>presentaallo Studio Campo Boario<strong><em>La forma della memoria<\/em><\/strong>: una serie di disegni che indagano il rapporto tra architettura, rovina e memoria collettiva, esplorando come le forme del passato vengano rielaborate e reinventate nel presente. Attraverso un linguaggio ispirato alle visioni di Piranesi e alla tradizione classica, il progetto interpreta la rovina come dispositivo creativo, capace di generare nuove architetture e immaginari. I disegni che l\u2019autore chiama <em>disambientamenti<\/em>, mettono in scena citt\u00e0 stratificate e frammentarie, dove accumulazione, sottrazione e ibridazione diventano strumenti progettuali per riflettere sul tempo, sulla trasformazione urbana e sul dialogo continuo tra passato, presente e futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Daniela Beltrani <\/strong>presenta al Padiglione Nervi la performance <strong><em>Corpo in disuso<\/em><\/strong>: un\u2019indagine che mette in relazione un corpo vivo con la traccia assente di un corpo malato. L\u2019opera riflette sulla promessa mancata della modernit\u00e0 \u2013 quella della durata \u2013 rivelando invece processi di rapida obsolescenza e danni irreversibili ai corpi. Materiali come l\u2019amianto, nati per proteggere, si trasformano nel tempo in presenze invisibili e letali, persistendo nell\u2019aria e infiltrandosi nei nostri organismi. La performance estende cos\u00ec il concetto di obsolescenza oltre l\u2019architettura, mostrando come essa coinvolga profondamente anche la dimensione umana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Jacopo Benci<\/strong> presenta allo Studio Campo Boario <strong><em>Les recoins d\u00e9laiss\u00e9s de ce qui fut moderne<\/em><\/strong>, quattro immagini tratte da una serie fotografica che esplora angoli e interstizi trascurati della modernit\u00e0, dove tracce e frammenti si depositano, per poi essere rivelati dall\u2019insistenza dello sguardo. Il tempo indebolisce, smembra, mette a nudo; ci\u00f2 che era moderno diviene instabile e incerto, ma nondimeno fertile e necessario.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ca\u00f9l <\/strong>presenta la performance <strong><em>Ritardo<\/em><\/strong>: un\u2019indagine sull\u2019obsolescenza intesa come perdita di efficacia di un sistema quando entra in relazione con un contesto che ne altera il funzionamento. Nel Padiglione Nervi, un sistema sonoro inizialmente stabile e controllato viene progressivamente destabilizzato da micro-variazioni e dall\u2019interazione con l\u2019acustica dello spazio, che introduce ritardi e sovrapposizioni. Ne emerge una discrepanza tra il funzionamento tecnico e l\u2019esperienza percettiva, in cui il sistema continua a operare ma perde progressivamente leggibilit\u00e0 ed efficacia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Alberto D\u2019Amico<\/strong> presenta allo Studio Campo Boario <strong><em>Il tempo dell\u2019obsolescenza<\/em><\/strong>: un progetto che riflette sugli edifici progettati da Quadrio Pirani per la sua famiglia, intrecciando architettura, storia collettiva e memoria privata. L\u2019intervento si sviluppa come una passeggiata narrativa articolata in tre aree: la prima dedicata all\u2019evoluzione stilistica di Pirani, la seconda alla dimensione storica \u2013 dal polo industriale Ostiense alla Seconda Guerra Mondiale fino a episodi pi\u00f9 recenti \u2013 e la terza alla ricostruzione della vicenda familiare. Il percorso restituisce una stratificazione di tempi e significati, evidenziando il rapporto tra spazio costruito e vissuto umano, e si conclude con la mostra <strong><em>La stanza di Pirani. 1909-1950<\/em><\/strong>, che presenta anche cianografie originali come testimonianza del processo progettuale e della continuit\u00e0 tra passato e presente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ysabel Dehais<\/strong> presenta allo Studio Campo Boario l\u2019installazione <strong><em>Obsoleta infiorescenza<\/em><\/strong>: un progetto che rievoca il giardino un tempo presente tra i due edifici pi\u00f9 antichi del complesso, oggi scomparso. L\u2019opera suggerisce l\u2019immagine di un luogo nuovamente florido attraverso un processo di metamorfosi, in cui oggetti decaduti e ormai superati nella loro funzione originaria trovano una seconda vita ibridandosi con forme apparentemente organiche. A questa si affianca un lavoro in tecnica mista che indaga l\u2019efficacia e la trasformazione dei diversi linguaggi di trasmissione dell\u2019informazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Franco Cenci<\/strong> propone per lo Studio Campo Boario il progetto <strong><em>Occupato<\/em><\/strong>. Architettura del passato e architettura moderna differiscono non solo nello stato di conservazione ma anche nella distribuzione degli spazi interni e nella loro gerarchia. Il bagno, che nei vecchi appartamenti era area indefinita e esigua, confinata su un ballatoio e accessibile collettivamente, \u00e8 diventato invece, nella casa moderna, centrale e connotativo, specchio personalizzato del proprietario. Il bagno \u00e8 terra di confine, unico elemento sempre in collegamento con il fuori, con l\u2019urbano: nelle pareti si nasconde una ragnatela di tubature che ci porta acqua dal mondo mentre altre conducono qualcosa di noi all\u2019esterno. Il bagno, nelle cantine dello Studio Campo Boario, si popola di creature animali, reali e fantastiche; ceramiche e disegni appaiono tra interstizi e pareti. Un\u2019invasione forse pacifica. <em>Nel bagno ho sognato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Francesca di Ciaula<\/strong> propone la performance <strong><em>In transito<\/em><\/strong>. Il progetto si basa sull\u2019idea che le cose non scompaiano mai davvero ma cambino continuamente stato, significato, contesto. Nel paesaggio instabile in cui viviamo, anche gli oggetti pi\u00f9 ordinari partecipano a questo movimento continuo, anche ci\u00f2 che chiamiamo obsoleto non sparisce, si trasforma. E in questo stesso processo anche noi lasciamo tracce, in un intreccio di segni e relazioni. L\u2019azione <em>In transito I <\/em>prende forma da unaraccolta di diversi oggetti nelle cantine di Campo Boario, uno spazio dove si deposita ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Ogni oggetto viene scelto e ne viene tracciato il contorno, facendo emergere la presenza di un\u2019assenza. Nell\u2019azione <em>In transito II<\/em>, i materiali vengono portati nello spazio vuoto del Padiglione Nervi che diventa corpo obsoleto riattivato, in relazione con gli oggetti raccolti, ricollocati senza la certezza di una corrispondenza. L\u2019obsolescenza emerge come trasformazione: un dialogo tra ci\u00f2 che resta, ci\u00f2 che si separa e ci\u00f2 che non coincide pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cristiana Fasano<\/strong> presenta la performance<strong><em>Per Fare Un Albero Ci Vuole U M A N I T \u00c0<\/em><\/strong>, al Padiglione Nervi: una riflessione poetica sul rapporto tra natura e architettura, tra trasformazione e ritorno. Ci\u00f2 che un tempo era natura si fa struttura costruita, attraversata dal tempo e segnata dal suo passaggio, fino a ricongiungersi alla terra. All\u2019interno di questo spazio, un albero simbolico cresce tra pieni e vuoti, evocando libert\u00e0, cura e rispetto come condizioni necessarie alla vita. L\u2019azione sottolinea come ogni processo di rigenerazione richieda consapevolezza e responsabilit\u00e0 collettiva, affermando che esistere significa coesistere: per fare un albero, in fondo, ci vuole semplicemente UMANIT\u00c0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Paola Fatelli <\/strong>presenta la performance <strong><em>Abbine cura<\/em><\/strong><strong>:<\/strong> una riflessione sulla fragilit\u00e0 e sull\u2019impermanenza di oggetti, tempo e gesto musicale. Seduta all\u2019interno del Padiglione Nervi, l\u2019artista accoglie la presenza del pubblico e compone dal vivo una partitura originale su carta pentagrammata, accompagnata dal ritmo costante di un metronomo e dalla luce di una candela accesa. Il brano viene poi eseguito mentre la partitura stessa si consuma nel fuoco, trasformando l\u2019atto musicale in un evento effimero e irripetibile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Melissa Lohman<\/strong> e <strong>Flavio Arcangeli <\/strong>presentano al Padiglione Nervi la performance <strong><em>Pendere<\/em><\/strong>. Un appoggio reciproco in tensione. La forza di gravit\u00e0 trova la sua espressione autentica. Spinte e contro spinte. \u00c8 una struttura? Pu\u00f2 essere stabile. Due figure s\u00ec sostengono a vicenda, formando un arco, la pi\u00f9 resistente delle strutture.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Michele Marinaccio<\/strong> presenta <strong><em>La Diagonale di Pirani<\/em><\/strong>: un\u2019installazione site specific che nasce da schizzi \u2013 un frontespizio ed una figurina femminile sospesa \u2013 ritrovati durante il restauro dello Studio Campo Boario. Il progetto si compone di fotografie e disegni che intrecciano performance, luce e spazio, mettendo in relazione l\u2019immagine della figura femminile, obliqua e instabile, con la trama pavimentale attraversata da variazioni luminose nel corso della giornata. L\u2019opera riflette sulla trasformazione degli edifici di Quadrio Pirani, originariamente pensati come strutture solide, oggi attraversate da nuove fragilit\u00e0 e vibrazioni, restituendo una visione poetica della citt\u00e0 come luogo in continuo mutamento tra memoria, tempo e percezione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roberta Melasecca<\/strong> presenta allo Studio Campo Boario e al Padiglione Nervi la durational performance partecipativa <strong><em>Perseveranza. Piccolo laboratorio resistente e perseverante<\/em><\/strong>. L\u2019azione performativa apre uno spazio di riflessione sulla perseveranza e sulla speranza: \u00e8 impossibile auspicare un mondo migliore senza lavorare per esso, \u00e8 impossibile immaginare una citt\u00e0 accogliente senza che qualcuno si attivi per costruirla. <em>Persevera chi continua a lottare per un\u2019idea, anche quando le smentite della storia spingono ad abbandonarla. E lo fa perch\u00e9 i fallimenti non sono sufficienti a intaccare la bont\u00e0 del fine e meno che mai a persuadere che sia davvero irrealizzabile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Donatella Pinocci <\/strong>presenta allo Studio Campo Boario la video-installazione <strong><em>Finito\/Infinito<\/em><\/strong>: il progetto mette in dialogo la materia all\u2019immateriale, il pieno al vuoto, l\u2019architettura al cielo. Il concept si estende ad una riflessione tra limite ed infinito, tra spazio fisico e percezione cosmica: lo spazio chiuso si dilata mediante la proiezione di una volta celeste digitale, popolata da corpi luminosi in continuo movimento, insieme alle foto di alcune opere architettoniche di diverse datazioni e in diversi stati di conservazione. Il cielo, tradizionalmente simbolo di trascendenza, viene ricollocato all\u2019interno di uno spazio finito, generando stupore e dialogo tra dimensione cosmica e scala umana in relazione al tempo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Marina Scognamiglio<\/strong> propone allo Studio Campo Boario <strong><em>Evocazione della disapparenza. Immagine senza ricordo<\/em><\/strong>: un luogo familiare deprivato dell\u2019apparenza umana evocante il senso di uno spazio interiore prima della sua sparizione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Azadeh Shirmast<\/strong>&nbsp;presenta l\u2019installazione <strong><em>Scala 1:1<\/em><\/strong>. Una scala a grandezza naturale, costruita in filo di ferro e carta velina, collocata presso il cortile dello Studio Campo Boario, si presenta come un oggetto leggero, simbolico, deliberatamente inservibile: non regge il peso di un corpo. Se da un momento all\u2019altro tutto crolla, le scale rimangono (cos\u00ec si dice) e continuano a salire.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Silvia Stucky<\/strong> presenta il progetto <strong><em>Divenire \/ perdurare<\/em><\/strong>: un\u2019installazione allo Studio Campo Boario e un\u2019azione performativa al Padiglione Nervi. \u00abGiocare e vivere nell\u2019impermanenza delle cose; seguire e agire, con metodo ma senza progetto. L\u2019unica certezza \u00e8 il cambiamento, il divenire di tutto e di noi stessi. La permanenza delle cose \u00e8 spesso dannosa, il persistere dei pensieri non vede lontano. Per durare \u00e8 necessario divenire\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anna Valeriani<\/strong> presenta al Padiglione Nervi le due installazioni <strong><em>Il colore del Profondo<\/em><\/strong>e <strong><em>Leggerezza evanescente<\/em><\/strong>. \u00abCercando il piacere di essere, cercando fra matite e cancellature, trovo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>INFO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Open House Roma 2026<\/em><\/strong><br \/><strong><em>City in Flux<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Citt\u00e0 Accogliente\u00a0<\/strong><br \/><strong>Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Studio Campo Boario | Viale del Campo Boario 4A, Roma<\/strong><br \/><strong>16, 17, 18 e22, 23, 24 maggio 2026<\/strong><br \/><strong>dalle ore 17.30 alle 20.00<\/strong><br \/><strong>Visite guidate a cura di Alberto D<\/strong>\u2019<strong>Amico tutti i giorni alle 17.30 e alle 19.00<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Padiglione Nervi | Via della Magliana 238, Roma<\/strong><br \/><strong>domenica 17 edomenica 24 maggio 2026<\/strong><br \/><strong>dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Contatti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Silvia Stucky<\/strong><br \/><a href=\"mailto:silviastucky3@gmail.com\">silviastucky3@gmail.com<\/a><br \/>Tel. 329 354 4936<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Roberta Melasecca<\/strong><br \/><a href=\"mailto:roberta.melasecca@gmail.com\">roberta.melasecca@gmail.com<\/a><br \/>Tel. 3494945612<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 7<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>Open House Roma 2026City in Flux Citt\u00e0 Accogliente\u00a0Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza Studio Campo Boario\u00a0|\u00a0Viale del Campo Boario 4a, Roma16, 17, 18\u00a0e\u00a022, 23, 24\u00a0maggio\u00a02026dalle ore 17.30 alle 20.00 Padiglione Nervi\u00a0|\u00a0Via della Magliana 238, Romadomenica 17\u00a0e\u00a0domenica 24 maggio\u00a02026dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 16.00 Per l\u2019edizione 2026 di Open House Roma_City in Flux il collettivo variabile&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/citta-accogliente-fragile_il-tempo-dellobsolescenza\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Citt\u00e0 Accogliente: Fragile_Il Tempo dell\u2019Obsolescenza<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":980,"featured_media":19525,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"footnotes":""},"categories":[5,26,334,27,24,676],"tags":[],"class_list":["post-19524","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","category-eventi","category-installazioni","category-manifestazione","category-mostre","category-performance"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/comunicazione-inviti-OHR26-A4oriz-01-copia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":19196,"url":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/lenin-in-campo-boario-materiali-darte-e-di-guerriglia\/","url_meta":{"origin":19524,"position":0},"title":"Lenin in Campo Boario. 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