{"id":20125,"date":"2026-10-16T19:40:00","date_gmt":"2026-10-16T17:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=20125"},"modified":"2026-10-16T19:40:04","modified_gmt":"2026-10-16T17:40:04","slug":"open-studio-chiasso-perduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/open-studio-chiasso-perduto\/","title":{"rendered":"Open Studio chiasso perduto"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img alt=\"\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"611\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-1024x611.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-20126\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-1024x611.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-1536x916.jpg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-2048x1222.jpg 2048w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-768x458.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/gruppo-1319x787.jpg 1319w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><strong>Artisti: Sara Zunino, Elie Chammaa e Joy Nevermind<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Sabato 24 Ottobre&nbsp; Apertura alle 15<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Aperitivo dalle 17 alle 20:30&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Domenica 25 Ottobre dalle 15 alle 19<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiasso Perduto&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Via de\u2019 Coverelli 4R &#8211; 50125 Firenze<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima residenza di gruppo a Chiasso Perduto propone un dialogo tra tre artisti che vivono e lavorano in questo territorio, ma provengono da altri luoghi. Una condizione che apre una prima riflessione sul rapporto con il luogo che abitiamo: che cosa riceviamo da un territorio? Che cosa sentiamo di aver lasciato, o che ci \u00e8 stato tolto, nel momento in cui abbiamo scelto di viverci? E, infine, che cosa portiamo con noi, che cosa condividiamo e che cosa restituiamo alla citt\u00e0 che ci accoglie?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A partire da queste domande, il confronto tra gli artisti ha dato origine a percorsi distinti, ciascuno radicato nella propria ricerca, ma attraversato da una nuova relazione con lo spazio e con il contesto urbano. Elementi estetici e linguaggi gi\u00e0 presenti nelle loro pratiche hanno iniziato ad assumere significati differenti, trasformandosi attraverso l&#8217;esperienza della residenza e l&#8217;incontro con il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 interessante osservare come lo sguardo di chi non appartiene per origine a un luogo possa restituire al luogo stesso una visione inedita. La distanza, anche quando si trasforma in appartenenza, conserva una capacit\u00e0 di osservazione particolare: permette di riconoscere ci\u00f2 che per chi abita quotidianamente una citt\u00e0 \u00e8 diventato familiare, quasi invisibile. Allo stesso tempo, l&#8217;esperienza di chi arriva da altrove \u00e8 attraversata da un processo continuo di negoziazione, in cui familiarit\u00e0 ed estraneit\u00e0, attrazione e disorientamento convivono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 diventa cos\u00ec qualcosa di pi\u00f9 di uno sfondo sul quale sviluppare una ricerca artistica. Diventa un interlocutore, un organismo con cui confrontarsi, uno spazio di relazioni e di possibili trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\"><strong>Sara Zunino &#8211; Oblio<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img alt=\"\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"802\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-1024x802.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-20127\" style=\"aspect-ratio:1.27683035088539;width:744px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-1024x802.jpeg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-300x235.jpeg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-768x601.jpeg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-1536x1203.jpeg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-2048x1604.jpeg 2048w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Sara_2-1319x1033.jpeg 1319w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Artista ligure che riflette sullo spostamento geografico e sulla migrazione, intrecciando la dimensione collettiva con la memoria familiare, che diventa il punto di partenza per interrogarsi sul modo in cui le migrazioni vengono percepite e raccontate, tanto dalle persone quanto dalle istituzioni e dai governi. Accanto alle decisioni politiche, alle frontiere e alle categorie attraverso cui si distinguono le diverse forme di mobilit\u00e0, Sara ci parla della dimensione umana e degli oggetti che accompagnano un viaggio come base per la ricostruzione di un senso di casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 offre a questa ricerca un contesto significativo dato che la mobilit\u00e0 ha almeno due forme molto diverse, da una parte c&#8217;\u00e8 il turismo, temporaneo, intenso e visibile, dall&#8217;altra ci sono le migrazioni di chi arriva per cercare un luogo in cui vivere, lavorare e costruire un futuro, persone che a seconda dell\u2019origine possono essere ai margini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sara introduce due oggetti normalmente marginali, il primo \u00e8 una busta di plastica come quelle che vengono consegnate alle persone migranti al loro arrivo sulle coste italiane, con i beni di prima necessit\u00e0. \u00c8 un oggetto essenziale, funzionale, apparentemente privo di valore ma nel momento in cui una persona viene identificata attraverso numeri, procedure amministrative o categorie collettive, la busta rimane una presenza concreta, \u00e8 ci\u00f2 a cui si aggrappano, la busta testimonia una condizione di necessit\u00e0 e una forma di accoglienza ridotta all\u2019essenziale, un contenitore di ci\u00f2 che rimane dell\u2019idea di casa, quando il nome, la provenienza e l&#8217;identit\u00e0 rischiano di scomparire. Sara trasforma questo elemento in qualcosa di prezioso, restituendo attenzione a quel lembo di casa che rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo elemento \u00e8 il mocio, strumento di pulizia ordinario ma carico di implicazioni sociali, attraverso il quale affronta il tema del lavoro invisibile e di quelle presenze che rendono possibile il funzionamento quotidiano di case, uffici e luoghi pubblici, ma che raramente vengono riconosciute come parte dello spazio. I lavori di pulizia, sono svolti quando gli altri sono assenti, mentre gli altri dormono, chi li fa pur trovandosi fisicamente nello stesso spazio viene spesso ignorato, eppure se quel lavoro si interrompesse, sarebbe all\u2019improvviso molto visibile, un\u2019assenza renderebbe visibile le persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ricerca di Sara \u00e8 attraversata da una particolare sensibilit\u00e0 poetica, pur affrontando temi complessi, come la migrazione, le disuguaglianze e l&#8217;invisibilit\u00e0 sociale, senza fare una denuncia diretta ma usando oggetti riconoscibili, vicini all&#8217;esperienza quotidiana, per costruire uno spazio di riconoscimento. La sensibilit\u00e0 non attenua la durezza dei temi affrontati ma ci permette di avvicinarci alle sue riflessioni di essere forse pi\u00f9 vicini all\u2019ascolto altrui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.sarazunino.it\">https:\/\/www.sarazunino.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Elie Chammaa &#8211; Un pesce fuor d\u2019acqua<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img alt=\"\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-20128\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-2048x1536.jpeg 2048w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/Elie_1-1320x990.jpeg 1320w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Artista libanese nato a Beirut, Elie Chammaa sviluppa una ricerca prevalentemente pittorica, caratterizzata da una narrazione visiva che intreccia situazioni quotidiane, incontri inattesi ed elementi immaginari. La dimensione autobiografica \u00e8 spesso il punto di partenza per costruire storie aperte, nelle quali il familiare assume improvvisamente una qualit\u00e0 insolita, talvolta assurda, quasi fiabesca. La sua pittura, immediata e accessibile, invita lo spettatore a entrare nelle immagini per poi dischiudere significati pi\u00f9 profondi, legati all&#8217;identit\u00e0, alla vulnerabilit\u00e0 e alle dinamiche che regolano il nostro rapporto con gli altri. Le sue opere aprono uno spazio di confronto con i nostri preconcetti, le nostre paure e quelle zone di solitudine che spesso custodiamo in silenzio, ponendo una domanda fondamentale: quanto possiamo davvero comprendere dell&#8217;altro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante la residenza a Firenze, il fiume Arno \u00e8 diventato per Elie il punto di partenza per interrogare il senso di appartenenza e il modo in cui ci relazioniamo all&#8217;ambiente che abitiamo. Il pesce, presenza silenziosa e spesso inosservata del fiume, si trasforma in una figura attraverso cui esplorare l&#8217;esperienza di sentirsi, talvolta, un pesce fuor d&#8217;acqua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Trasferirsi in un altro Paese significa entrare in un contesto sociale e culturale gi\u00e0 strutturato, nel quale trovare il proprio posto richiede un continuo equilibrio tra adattamento e resistenza. La solitudine pu\u00f2 renderci pi\u00f9 vulnerabili, mentre il gruppo pu\u00f2 offrire protezione e sicurezza. Allo stesso tempo, appartenere a una comunit\u00e0 non significa necessariamente sentirsi al sicuro, cos\u00ec come trovarsi nel proprio ambiente non ci mette al riparo dalle difficolt\u00e0. Il pesce incarna questa ambivalenza: pu\u00f2 essere predatore o preda, minaccia o compagno, creatura potente o essere intrappolato. La sua posizione cambia a seconda delle circostanze e dello sguardo di chi lo osserva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso un intervento pittorico murale e alcune incursioni scultoree, Elie ci invita a immergerci in un fiume immaginario, popolato da presenze che mettono in discussione le nostre categorie di appartenenza ed estraneit\u00e0. La diversit\u00e0 pu\u00f2 essere percepita come una risorsa o un limite, un&#8217;apertura o un ostacolo. L&#8217;esperienza di chi arriva da un altro Paese, ma anche di chi si sente distante dal contesto in cui \u00e8 cresciuto, si colloca in questa zona ambigua, dove il desiderio di appartenere convive con la necessit\u00e0 di rimanere differenti. Perch\u00e9 appartenere a un luogo non significa necessariamente sentirsi a casa, e trovare il proprio posto non elimina la continua negoziazione tra s\u00e9, gli altri e il mondo che ci circonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.eliechammaa.com\">https:\/\/www.eliechammaa.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" \/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Joy Nevermind &#8211; Loop<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img alt=\"\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-20129\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1-1320x990.jpeg 1320w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/joy_1.jpeg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Artista peruviana che vive a Firenze, la sua ricerca attraversa il rapporto tra realt\u00e0 fisica e mondi virtuali influenzata da estetiche kawaii e cyberpunk e indaga sulle modalit\u00e0 attraverso cui costruiamo la nostra esperienza del reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per Joy ci\u00f2 che accade nella virtualit\u00e0 non \u00e8 necessariamente meno significativo di ci\u00f2 che accade nel mondo fisico. Le esperienze vissute all&#8217;interno di un videogioco e le emozioni generate dall&#8217;interazione digitale fanno parte dell&#8217;esperienza di chi le attraversa. La distinzione tra reale e virtuale diventa quindi meno immediata, un\u2019esperienza pu\u00f2 essere immateriale nella sua forma e produrre comunque conseguenze nella nostra percezione e nel nostro modo di stare al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il rapporto con Firenze introduce questa riflessione in una dimensione specifica. La citt\u00e0, con la sua densit\u00e0 storica, artistica e visiva, pu\u00f2 esercitare una forma di sovraccarico percettivo. La quantit\u00e0 di immagini, simboli, architetture e riferimenti culturali che si sovrappongono nello spazio urbano rischia di trasformare l&#8217;esperienza del presente talvolta impossibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 una sensazione che richiama, per analogia, la sindrome di Stendhal: quel fenomeno di sopraffazione psicofisica che pu\u00f2 verificarsi davanti alla concentrazione straordinaria di opere d&#8217;arte che caratterizza Firenze. Di fronte alla densit\u00e0 di stimoli, la percezione pu\u00f2 perdere temporaneamente il proprio equilibrio, la quantit\u00e0 di informazioni da elaborare supera la capacit\u00e0 di orientarsi. La citt\u00e0, pu\u00f2 diventare uno spazio di disorientamento cos\u00ec come pu\u00f2 avvenire nell&#8217;immersione prolungata nei mondi virtuali, in entrambi i casi, il rischio \u00e8 quello di essere in un luogo senza abitarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua ricerca si concentra su alcuni segni presenti nello spazio urbano, i motivi ornamentali delle targhe metalliche collocate a terra, elementi che normalmente attraversiamo senza soffermarci a osservare. Lei li elabora utilizzando cavi di luce che richiamano i dispositivi ma anche la metafora dell\u2019avere un cavo a terra, qualcosa che ci riporti nel presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I cavi collegano l&#8217;immaginario digitale alla materialit\u00e0 degli oggetti, il mondo virtuale al corpo di chi lo attraversa. I simboli urbani, sottratti alla loro collocazione originaria, vengono trasformati in una struttura installativa accompagnata da un video, dando vita a un ambiente nel quale lo spettatore \u00e8 invitato a sperimentare una possibile perdita di orientamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Joy ha creato un personaggio che si chiama Yukio, che appare come lei vorrebbe essere esteticamente e mentalmente, e che immagina come una possibile evoluzione della propria umanit\u00e0. Yukio diventa testimone dell\u2019esperienza, osserva il contesto e l\u2019esperienza, l&#8217;installazione si trasforma in un luogo temporaneo da abitare anche per lei. Una ciocca di capelli di Joy, l&#8217;unica parte che non aveva mai tagliato fino a questo momento, introduce un legame fisico con la sua permanenza, questo frammento corporeo diventa cos\u00ec una traccia concreta del tempo trascorso e un punto di connessione tra Yukio e l&#8217;ambiente che l&#8217;artista ha costruito, e si colloca fra le due dimensioni, fra il mondo virtuale il pubblico posizionato in una realt\u00e0 incerta, una condizione di passaggio, sospeso tra riferimenti riconoscibili e connessioni inattese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/joy_nvrmnd_art\">https:\/\/www.instagram.com\/joy_nvrmnd_art<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Progetto a cura di Sandra Miranda Pattin &amp; Francesca Morozzi\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 6<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>Artisti: Sara Zunino, Elie Chammaa e Joy Nevermind Sabato 24 Ottobre&nbsp; Apertura alle 15 Aperitivo dalle 17 alle 20:30&nbsp; Domenica 25 Ottobre dalle 15 alle 19 Chiasso Perduto&nbsp; Via de\u2019 Coverelli 4R &#8211; 50125 Firenze La prima residenza di gruppo a Chiasso Perduto propone un dialogo tra tre artisti che vivono e lavorano in questo&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/open-studio-chiasso-perduto\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Open Studio chiasso perduto<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1067,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_seopress_titles_title":"","_seopress_titles_desc":"","_seopress_robots_index":"","_seopress_robots_follow":"","_seopress_robots_imageindex":"","_seopress_robots_snippet":"","_seopress_robots_primary_cat":"24","_seopress_robots_breadcrumbs":"","_seopress_robots_freeze_modified_date":"","_seopress_robots_custom_modified_date":"","_seopress_robots_canonical":"","_seopress_social_fb_title":"","_seopress_social_fb_desc":"","_seopress_social_fb_img":"","_seopress_social_fb_img_attachment_id":0,"_seopress_social_fb_img_width":0,"_seopress_social_fb_img_height":0,"_seopress_social_twitter_title":"","_seopress_social_twitter_desc":"","_seopress_social_twitter_img":"","_seopress_social_twitter_img_attachment_id":0,"_seopress_social_twitter_img_width":0,"_seopress_social_twitter_img_height":0,"_seopress_redirections_value":"","_seopress_redirections_enabled":"","_seopress_redirections_enabled_regex":"","_seopress_redirections_logged_status":"","_seopress_redirections_param":"","_seopress_redirections_type":0,"_seopress_analysis_target_kw":"","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[5,26,334,24,6,7,9],"tags":[461,185,2171,2892,284,2191,2893,2894,2174,2190,2858],"class_list":["post-20125","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte","category-eventi","category-installazioni","category-mostre","category-pittura","category-scultura","category-video","tag-arte-contemporanea","tag-biancoscuro-art-magazine","tag-chiasso-perduto","tag-elie-chammaa","tag-firenze","tag-francesca-morozzi","tag-joy-nevermind","tag-open-studio","tag-residenza-artistica","tag-sandra-miranda-pattin","tag-sara-zunino"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":18660,"url":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/114-1-al-chiasso-perduto-di-luis-rodriguez-naranjo\/","url_meta":{"origin":20125,"position":0},"title":"114 + 1\u00a0= Naranjo al Chiasso Perduto","author":"Sandra Miranda Pattin","date":"8 Luglio 2025","format":false,"excerpt":"L\u2019intervento in situ al Chiasso Perduto dell\u2019artista messicano Luis Rodriguez Naranjo nasce da una personale e persistente visione del mondo: quella di maializzare l\u2019umano. 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