{"id":3762,"date":"2016-04-27T11:15:45","date_gmt":"2016-04-27T11:15:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=3762"},"modified":"2016-04-27T11:15:45","modified_gmt":"2016-04-27T11:15:45","slug":"momeide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/momeide\/","title":{"rendered":"Momeide"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span><p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-q-LTiJG5x_A\/VxoACjSvsEI\/AAAAAAAAIMo\/yKPD6n7PuJglmkeQUuU4bg3VbELtzDWwACLcB\/s1600\/1momeide.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3775\" src=\"http:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1momeide.jpg\" alt=\"1momeide\" width=\"1000\" height=\"769\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1momeide.jpg 1000w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1momeide-300x231.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1momeide-768x591.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/1momeide-600x461.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><br \/>\n<\/a><em>***il viaggio per \u00a0fondare il popolo errante dei \u201csiciliani per caso\u201d ***<\/em><\/p>\n<p><em>Si inaugura sabato 7 maggio 2016, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta \u201cCarmelo Cappello\u201d di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Momeide, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. L\u2019esposizione raccoglie una selezione di opere di Mom\u00f2 Calascibetta, \u00abmaestro del disegno assai stimato, tra gli altri, da Consolo, Sciascia e Bufalino\u00bb che l\u2019Amministrazione Comunale di Ragusa \u00e8 lieta di ospitare \u00abnelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove alcuni dei suoi lavori pi\u00f9 famosi instaurano un dialogo con le sculture e le grafiche di Carmelo Cappello\u00bb, offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo \u00abuna testimonianza autentica di impegno civile e di altissimo mestiere\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Dal testo in catalogo di Andrea Guastella: \u00abEntrambi sono nati in un\u2019isola del Mare della Storia. Entrambi, il pittore delle giostre e l\u2019essere deforme met\u00e0 uomo met\u00e0 toro, si ritrovano a vivere lontano \u2013 l\u2019uno dal sole di Creta, l\u2019altro da Palermo felicissima, emigrato nelle brume di Milano. Prigionieri di Dedalo, si aggirano in un salone degli specchi che li danna a riconoscere in s\u00e9, nel proprio volto, gli orrori che combattono o da cui provano a fuggire. O da cui, come appestati, sono stati allontanati.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, come le urla del Minotauro facevano crollare le pareti, i trionfi della morte di Mom\u00f2 Calascibetta sono lazzi, improperi, atti di accusa contro una societ\u00e0 che ha, tra le sue tante colpe, quella di starsene oziosa, schiava della copula e del circo, del tutto inconsapevole della propria ombra.<\/p>\n<p>Me lo immagino il Minotauro, tra gli echi del suo grido, percorrere avanti e indietro il labirinto alla vana ricerca di una fuga. Anche Mom\u00f2 sembrerebbe ripetere il medesimo tragitto: ordinando i suoi lavori in sequenza cronologica, ho constatato come i pi\u00f9 recenti riprendano il filo di altri di decenni addietro senza preoccupazione alcuna per un\u2019uniformit\u00e0 stilistica avvertita, con ogni evidenza, come limite anzich\u00e9 come vantaggio.<\/p>\n<p>L\u2019unica apprensione \u00e8 non frapporre ostacoli a un talento straripante: Mom\u00f2 suscita parossismi, incoraggia connubi innaturali tra linee falcate e colori cangianti, occupa angoli morti, svela desideri ardenti e stabilisce, succube e aguzzino come il padre putativo della bestia, il girone d\u2019Inferno cui condannare i figli sazi, inconcludenti del malcostume e della pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>Condanne \u2013 intendiamoci \u2013 all\u2019apparenza tutt\u2019altro che severe. Loro, i vitelloni intorpiditi dalla crapula e dal vizio, galleggiano grevi, madidi di sudore nell\u2019atmosfera ovattata di un perpetuo show televisivo, tra applausi a comando e risate preregistrate. Si sentono furbi, intoccabili, sicuri. Hanno la tracotanza dell\u2019Ignoto marinaio di Antonello. Eppure, a fissarli troppo, reagiscono scomposti. Fu proprio a causa di uno di questi \u201cnuovi mostri\u201d che Mom\u00f2 dovette affrontare un tentativo di censura. Imputazione: il ritratto beota di un politico, addirittura il primo cittadino del paese dove l\u2019opera era in vista, mescolato tra i volti tronfi di Folla. Il dipinto, assai simile all\u2019Autoritratto con maschere di Ensor, non aveva intenti denigratori: Mom\u00f2 quel tale non lo conosceva affatto. Ma, come capita sovente quando si persegua il vero, la somiglianza era reale. Naturale che il sindaco \u2013 che, a quanto mi risulta, fu poi processato e condannato \u2013 si ritrovasse: il simile riconosce il simile, come il colpevole si lascia individuare tornando a visitare i luoghi del delitto.<\/p>\n<p>Persino quando riveste le figure dei panni candidi del mito, l\u2019artista non rinuncia a rivelare un brulicare morboso di passioni inconfessate. Che non riguardano, si badi, la povera Pasifae o la Leda spensierata, ma i corrotti osservatori. O dovremmo forse credere che esistano uomini e donne fuori dal comune, che non hanno mai tremato per la prova costume o non si sono interrogati colmi d\u2019ansia su misure e prestazioni?<\/p>\n<p>Accade, in altre parole, che a furia di specchiarsi Mom\u00f2 ci costringa a specchiarci a nostra volta. E ci faccia venire una gran voglia di distruggere lo specchio.<\/p>\n<p>Tale cupio dissolvi, non saprei sino a qual punto volontaria, ha indotto l\u2019artista a tentare un nuovo inizio: \u201cin un mondo di arrivisti\u201d, proclama Bufalino, \u201cbuona regola \u00e8 non partire\u201d, ma Mom\u00f2 pensa che \u201cnon basta sapere aspettare perch\u00e9 tutto arrivi\u201d. Siamo agli albori del terzo Millennio; mentre a New York crollano le Torri, Antonio Calascibetta cambia nome: sceglie di chiamarsi come lo zio Mom\u00f2, una persona eclettica, affascinante, incontrata una sola volta all\u2019et\u00e0 di cinque anni e che \u00e8 stata la chiave delle future scelte artistiche. Quasi non bastasse sbattezzarsi, inaugura \u2013 con i dovuti scongiuri \u2013 una mostra-funerale, Mom\u00f2 fu Calascibetta e affianca alla pittura un\u2019inedita produzione di sculture. Come un Lucifero annoiato dal suo impieguccio di custode, si lascia insomma il passato alle spalle per prendere il largo verso lidi sconosciuti.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di Momeide ma, diversamente dall\u2019Eneide di Virgilio, l\u2019epopea non procede dal racconto del viaggio, quanto da quello della guerra. Anzi, da quello delle rovine della guerra: l\u2019attenzione dell\u2019artista va alle case dilaniate dalle bombe \u201cintelligenti\u201d, ai bambini assenti, intenti a raccattare il cibo tra montagne di immondizia o a giocare per strade desolate. E se Enea portava con s\u00e9 le statuette dei Lari e dei Penati, Mom\u00f2 custodisce nel cuore il ricordo di un\u2019infanzia felice e riparata, di una giovinezza la cui la meta era partire; un ricordo cristallizzato nelle sue case caffelatte: sgombre, prive di presenze, tutto l\u2019opposto dei palchi e delle tribune degli esordi, quasi a gridare sui tetti che la casa \u00e8 l\u2019unico spazio inviolabile, l\u2019unico tempio, l\u2019unica tana in cui posare il capo. \u201cLa casa\u201d, afferma, \u201c\u00e8 una geografia della memoria dove il dolore ti abbandona: sono come una tartaruga, ovunque io vada mi porto la casa sulla schiena\u201d.<\/p>\n<p>Cosa poi contengano le valigie sparse qua e l\u00e0 per le stanze, verso quali altri porti si diriga la sua nave, quali trame di gioia o sofferenza l\u2019alta Musa dipani tra i sentieri del colore, tutto questo lo ignoriamo.<\/p>\n<p>Ci basti sapere che Momea, eroe siciliano figlio di Filippo, fuggito per il Mediterraneo dopo aver constatato il dilagare di un\u2019arte sempre pi\u00f9 mummificata da imbalsamatori culturali, \u00e8 approdato qualche anno fa non nel Lazio come Enea ma in Sicilia nei pressi di Mozia, dove ha fondato il popolo errante dei \u201csiciliani per caso\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Antonio (Mom\u00f2) Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma dimostra subito una spiccata vocazione al disegno \u2013 prontamente riconosciuta da Leonardo Sciascia \u2013 che lo induce a dedicarsi in via esclusiva all\u2019arte. Nel 1982 si trasferisce a Milano, da cui intraprende un\u2019intensa attivit\u00e0 espositiva in gallerie private e in spazi istituzionali prestigiosi, in Italia e all\u2019estero. Nel 2004 \u00e8 ospite del programma televisivo \u201cPassepartout\u201d di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene scelto per l\u2019allestimento del set delle trasmissioni estive della serie. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale, in compagnia di altri artisti e curatori, organizza il progetto collaterale \u201cEsserci al Padiglione Italia\u201d, mostra di protesta contro un \u201cmondo dell\u2019arte\u201d dominato da lobby finanziarie cieche e arroganti, sempre pi\u00f9 separate dalla vita reale. Nel 2006 apre uno studio anche a Palermo, nel mercato storico della Vucciria. Vive attualmente tra Milano e Marsala.<\/p>\n<pre>INFO\r\nMomeide\r\ndi Mom\u00f2 Calascibetta\r\n\r\nCuratore: Andrea Guastella\r\nOrganizzazione: Associazione Culturale Aurea Phoenix\r\nCatalogo: Aurea Phoenix Edizioni\r\nLuogo: Civica Raccolta \u201cCarmelo Cappello\u201d, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa\r\nInaugurazione: sabato 7 maggio 2016, ore 18.00\r\nDurata: 7 maggio \u2013 30 giugno 2016\r\nOrario: marted\u00ec, mercoled\u00ec, gioved\u00ec e venerd\u00ec ore 8.00 \u2013 14.00, 15.00 \u2013 19.00; sabato ore 9.00 \u2013 13.00, 15.00 \u2013 19.00\r\nGiorno di chiusura: domenica, luned\u00ec e festivi\r\nIngresso libero\r\n\r\nwww.artmomo.com<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>***il viaggio per \u00a0fondare il popolo errante dei \u201csiciliani per caso\u201d *** Si inaugura sabato 7 maggio 2016, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta \u201cCarmelo Cappello\u201d di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Momeide, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. 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