{"id":6588,"date":"2018-02-27T12:19:34","date_gmt":"2018-02-27T11:19:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=6588"},"modified":"2018-03-01T12:48:54","modified_gmt":"2018-03-01T11:48:54","slug":"jessica-iapino-autoviolationprivacy","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/jessica-iapino-autoviolationprivacy\/","title":{"rendered":"Jessica Iapino | AUTOVIOLATIONPRIVACY"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span><p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6589\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB.jpg\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"740\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB.jpg 1100w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB-300x202.jpg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB-768x517.jpg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB-1024x689.jpg 1024w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/286K7165_small_WEB-600x404.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 1100px) 100vw, 1100px\" \/><\/p>\n<h3><b>Vernissage<\/b> <b>6 marzo 2018 ore 18.30 | Interno 14 | Roma<\/b><\/h3>\n<p><i>Interno 14<\/i> presenta il progetto <b>AUTOVIOLATIONPRIVACY<\/b> di <b>Jessica Iapino<\/b>, a cura di <b>Lori Adragna<\/b>: un percorso espositivo site-specific che si articola in quattro momenti disgiunti tra loro per la variabilit\u00e0 del mezzo. Solo durante l\u2019opening, l\u2019opera <b>\u201c<\/b><b>SSS\u201d &#8211; STIVALE, SARDEGNA, SICILIA <\/b>sar\u00e0<b> <\/b>performance live.<\/p>\n<p>&#8220;Con l\u2019avvento dell\u2019era tecnoliquida descritta da Bauman (2002), l\u2019esigenza di tutelare la propria privatezza &#8211; tanto da farla elevare al rango di diritto con la conseguente necessit\u00e0 di regolamentarne la tutela &#8211; ha raggiunto il suo apice proprio nel momento in cui se ne avvertiva l\u2019ineluttabile erosione. La pervasivit\u00e0, a partire dal XXI secolo, dell\u2019immagine, dell\u2019informazione e soprattutto della tecnologia, ha assottigliato sempre pi\u00f9 la barriera della nostra privacy. Come suggeriva il sociologo, l\u2019uomo contemporaneo abita una \u201csociet\u00e0 confessionale\u201d, dove il \u201csocial network\u201d, strumento di sorveglianza dei pensieri e delle emozioni &#8211; usato dai vari poteri con funzioni di controllo &#8211; agisce grazie alla partecipazione entusiastica di chi vi aderisce promuovendo la pubblica esposizione di s\u00e9.<\/p>\n<p>Le occasioni di violazione della privacy o di semplici interferenze nella sfera privata di fatto accompagnano quasi ogni istante della nostra vita, \u201cmonitorata\u201d, tenuta sotto osservazione, incessantemente registrata. Cediamo notizie che ci riguardano, lasciamo tracce quando cerchiamo informazioni, servizi, quando ci muoviamo nello spazio reale o virtuale. Questa gran massa di dati personali raccolta su scala sempre pi\u00f9 larga e diffusa con flusso continuo, modifica la conoscenza. Il confine tra reale e virtuale, tra vero e falso, tra immagine e persona si fonde e confonde in una concezione di s\u00e9 tremula e liquida, polimorfa, priva di certezze. Si altera cio\u00e8 quel processo (continuamente rivedibile) di identificazione con i modelli proposti dall\u2019ambiente che forma l\u2019identit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel cyberspazio, impero del narcisismo, le relazioni sociali rischiano di configurarsi come una mera imitazione della vita face-to-face, dove \u00e8 pi\u00f9 facile dissimulare e nascondersi dietro l\u2019anonimato o un profilo fake. \u201c<em>Siamo sempre pi\u00f9 attratti dall\u2019idea di \u201cricrearci\u201d con l\u2019aiuto di strumenti social e fotografici a portata di tutti &#8211; scrive Jessica Iapino nel suo progetto Auto Violation Privacy &#8211; fino a perdere gravemente la percezione di una quotidianit\u00e0 privata intima. Creando poi uno specchio parallelo digitale, conosciamo il prossimo attraverso ci\u00f2 che \u201cposta\u201d e non attraverso l\u2019osservazione e il vissuto<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Da queste riflessioni si \u00e8 sviluppata la ricerca dell\u2019artista romana, che sfocia in una personale presso Interno 14. Un percorso espositivo site-specific che si articola in quattro momenti disgiunti tra loro per la variabilit\u00e0 del mezzo, trovando felice consonanza nei quattro ambienti che compongono la sede espositiva. Con l\u2019ausilio della pratica artistica, Iapino attua in metafora una consapevole violazione della propria e della altrui identit\u00e0 (nella quale di volta in volta si identifica), con l\u2019intento di ristabilirne una \u201cnuova\u201d. Ripercorrendo alcuni \u201cmodelli\u201d della costruzione identitaria, auspica di \u201cri-nascere, di ri-stabilirsi con una possibile funzione altra che le consenta di ritrovare senso e anche di assolvere il prossimo e di autoassolversi. A cominciare dall\u2019autoritratto con maschera in negativo di se stessa dove, attraverso l\u2019azione minimale del video, mostra e dimostra di voler riscattare la propria immagine. La scultura rappresenta invece la violazione di una identit\u00e0 \u201csacra\u201d, perch\u00e9 elevata a oggetto prezioso con la foglia d\u2019oro zecchino. Nella performance statica \u201cSSS\u201d, la donna distesa per terra \u00e8 simbolo di una morte apparente, preannunciata dai gioielli che indossa raffiguranti la nostra terra spezzata. Infine con l\u2019installazione \u201cMy Name is Omar\u201d, attraverso il nome l\u2019artista riscrive la storia della propria unicit\u00e0 superando anche il conflitto di genere.<\/p>\n<blockquote><p><b>STANZA DELLA IDENTITA\u2019 GENOTIPICA<br \/>\n<\/b><b>\u201cSELF PORTRAIT W\/ MASK\u201d<br \/>\n<\/b>video installazione 2017, video mono canale 7:24\u201d<br \/>\nfoto di produzione, 2017, gicl\u00e9e print su baryta museum, 60 cm X 40 cm<br \/>\nNel video, l\u2019inquadratura fissa riproduce un atto performativo minimale: l\u2019artista scuote la testa tenendo in bocca tra i denti una maschera in alginato bianco che raffigura il gemello corrotto, l\u2019ombra da reintegrare. L\u2019azione richiama le movenze di un cane in cerca di carezze, di attenzione e approvazione.<\/p>\n<p><b>STANZA DELLA IDENTITA\u2019 SACRA<br \/>\n<\/b><b>\u201cIL BUONGIORNO HA L\u2019ORO IN BOCCA\u201d<br \/>\n<\/b>scultura 2017, porcellana, foglia d\u2019oro 23 \u00be kt, 25 cm X 30 cm<br \/>\nIl ritratto scultura di porcellana, materiale sofisticato e puro ricoperto da foglia d\u2019oro zecchino,\u00a0 sacralizza e viola al tempo stesso la funzione iconica ordinatrice del caos a difesa di un falso idolo, enfatizzato in quel legame identitario che si inscrive negli accessi remoti ed insieme attuali dell&#8217;archetipo.<\/p>\n<p><b>STANZA DELLA IDENTITA\u2019 SOCIALE<br \/>\n<\/b><b>\u201cSSS\u201d &#8211; STIVALE, SARDEGNA, SICILIA<br \/>\n<\/b>performance\/scultura-gioiello 2018, bronzo, dimensioni variabili \/ featuring: Elena Giulia Abbiatici<br \/>\nL\u2019identit\u00e0 sociale \u00e8 quella che coinvolge tutti: l\u2019Italia qui \u00e8 fatta a pezzi nel gioiello indossato da una figura femminile contrassegnata dai colori della stessa bandiera che giace a terra al centro della sala. Immobile.<\/p>\n<p><b>STANZA DELLA IDENTITA\u2019 DI GENERE<br \/>\n<\/b>\u201c<b>MY NAME IS OMAR\u201d<br \/>\n<\/b>installazione, 2018, carta inchiostro, dimensioni variabili<br \/>\nL\u2019installazione collettiva dei libri bianchi \u201cMy Name is Omar\u201d sar\u00e0 una forma di Battesimo o meglio un \u201cauto battesimo\u201d: i presenti saranno invitati a prendere una copia del libro e a scriverci dentro ogni nome che avrebbero voluto avere, oppure, a porre dei segni e\/o disegni che meglio li rappresentino.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p><em><b>Jessica Iapino<\/b> nata il 14 Ottobre 1979 a Roma dove vive e lavora. Diplomata alla Marymount International School continua i suoi studi presso la A.U.R. American University in Rome. Il suo lavoro parte da un\u2019analisi introspettiva con uno sguardo alla societ\u00e0 contemporanea. Ritraendone gli aspetti pi\u00f9 semplici, pi\u00f9 umani. Attraverso una filosofia di pensiero in costante \u201ccostruzione-costrizione\u201d. Inizia la sua sperimentazione con il video, fotografia e installazione. L\u2019esigenza del mezzo filmico diventa un aspetto importante nel suo lavoro; considerato come mezzo pi\u00f9 incorporeo e quindi \u201cleggero\u201d. Dal 2004 al 2006 esordisce con due personali: \u201cHERO\u201d Galleria Arturarte e \u201cEDEN\u201d presentata al MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma. Nel 2007 Gemine Muse mostra curata da Antonio Ar\u00e8valo intitolata &#8220;Le Jeu de l&#8217;Hombre&#8221; (lo sviluppo delle virt\u00f9 cortesi) con un intervento site-specific nel Museo Napoleonico Roma. Nel 2008 la personale \u201cbring me back_HIGH\u201d a cura di Alessandro Facente, L\u2019Union arte contemporanea co-prodotta con la fondazione VOLUME! e nel 2009 presenta una personale dal titolo \u201cLOVERKILLERLOOP\u201d Dora Diamanti Arte Contemporanea Roma. Partecipa a numerosi Film &amp; Video Festival in Italia e all\u2019estero tra cui l\u2019Optica Festival Gijon 2008; candidata al \u201cOptica Award\u201d per Artisti Indipendenti, Gijon, Madrid e Parigi. A settembre del 2009 partecipa alla XIV Biennale dei Giovani Artisti dell\u2019Europa e del Mediterraneo: SKOPJE gates BIENNALE 2009, Repubblica di Macedonia, dove si classifica al primo posto nella selezione \u201cimmagini in movimento\u201d. Nel suo lavoro comincia a prevalere l\u2019idea di evoluzione filmica. Considerando il concetto di Cinema come \u201cmezzo\u201d e non come \u201cindustria\u201d. Nel aprile 2010 \u00e8 tra i finalisti nella categoria \u201ccorti italiani\u201d del RIFF Rome Independent Film Festival IX edizione. Nell\u2019ottobre 2010 presenta \u201dPrevious. To the source.\u201d all\u2019interno del progetto \u201cAnother_Fiction\u201d a cura di Antonio Ar\u00e8valo nella galleria V.M.21. Nel Marzo 2011 presenta alla X\u00b0 edizione del RIFF Rome Independent Film Festival il cortometraggio &#8220;Il Quarto Ordine&#8221; nella sezione sperimentale del Festival. Nel 2013 alcuni dei suoi autoritratti sono stati pubblicati nel libro fotografico \u201cIl Corpo Solitario\u201d del critico d\u2019arte Giorgio Bonomi tra artisti pi\u00f9 importanti dal calibro di Cindy Shermann, Andy Warhol, Li Wei, Francesca Woodman e giovani artisti emergenti.\u00a0 A giugno del 2015 una collettiva dal titolo \u201cSo Strong 1.5\u201d nella Galleria torinese Riccardo Costantini Contemporary con opere di Andy Warhol e Carol Rama. Nel 2016 completa la produzione del cortometraggio \u201cOne Day All I wish for you is Me\u201d girato in parte al Teatro Valle e Piazza di Spagna. Un omaggio al teatro danza con uno sguardo all\u2019essenza del lavoro di Pina Bausch presentato in anteprima nella Fortezza Spagnola, Argentario Toscana. Nel 2018 presenta \u201cAUTOVIOLATIONPRIVACY\u201d mostra personale a cura di Lori Adragna con un percorso di opere site-specific nello spazio Interno 14, Roma.<\/em><\/p>\n<pre><b>INFO<\/b>\r\n\r\n<b>Jessica Iapino<\/b>\r\n <b>AUTOVIOLATIONPRIVACY\r\n <\/b>A cura di Lori Adragna\r\n\r\n<b>Inaugurazione 6 marzo 2018 ore 18.30<\/b>\r\n <b>Interno 14<\/b>\r\n Via Carlo Alberto 63 - Roma\r\n\r\n<b>La mostra \u00e8 visitabile fino al 17 marzo 2018 su appuntamento:\u00a0 3494945612<\/b>\r\n\r\n<b>Jessica Iapino\r\n <\/b>www.jessicaiapino.com\r\n art@jessicaiapino.com\r\n\r\n<\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 4<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>Vernissage 6 marzo 2018 ore 18.30 | Interno 14 | Roma Interno 14 presenta il progetto AUTOVIOLATIONPRIVACY di Jessica Iapino, a cura di Lori Adragna: un percorso espositivo site-specific che si articola in quattro momenti disgiunti tra loro per la variabilit\u00e0 del mezzo. 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