{"id":9299,"date":"2019-06-20T09:38:12","date_gmt":"2019-06-20T07:38:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/?p=9299"},"modified":"2019-06-26T10:49:52","modified_gmt":"2019-06-26T08:49:52","slug":"materia-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/materia-prima\/","title":{"rendered":"MATERIA PRIMA"},"content":{"rendered":"<span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <br><br><\/span><\/span>\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"33\" height=\"37\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/tempodilettura33.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9227\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"850\" height=\"425\" src=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia-1.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9302\" srcset=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia-1.jpeg 850w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia-1-300x150.jpeg 300w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia-1-768x384.jpeg 768w, https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia-1-600x300.jpeg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 850px) 100vw, 850px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>MATERIA PRIMA<br \/>\n<\/strong><em>Cristian Avram, Arianna Bonamore, Veronica De Giovanelli, Piotr Hanzelewicz, Pasquale Nero Galante, Claudio Orlandi, Ugo Piccioni, Federico Seppi, Rosario Vicidomini, Medina Zabo<br \/>\n<\/em>A cura di Michela Becchis<br \/>\nUn progetto di Il Quadrifoglio e Curva Pura<br \/>\nCon la collaborazione di Boccanera Gallery<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inaugurazione 22 giugno 2019 ore 19.00 | Palazzo Aliprandini Laifenthurn | Livo (TN)<br \/>\n<\/strong>Fino al 21 luglio 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno <strong>22 giugno 2019 alle ore 19.00<\/strong> si inaugura il progetto <strong>MATERIA PRIMA<\/strong>, dialogo di pittura, scultura, installazioni e fotografia che sar\u00e0 ospitato negli spazi di <em>Palazzo Aliprandini Laifenthurn<\/em>, nel centro di Livo (TN), cuore della Val di Non, tra le Dolomiti del Brenta e le Maddalene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra, con la curatela e direzione artistica di <strong>Michela Becchis<\/strong>, \u00e8 promossa dalla locale associazione culturale <strong>Il Quadrifoglio<\/strong>, dalla Galleria <strong>Curva Pura<\/strong> di Roma, con la collaborazione di <strong>Boccanera Gallery<\/strong> di Trento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019evento fa parte della rassegna <em>Fior di Palazzo<\/em> e si avvale del patrocinio di: <em>Comune di Livo, Provincia Autonoma di Trento, Regione Trentino Alto Adige, Cassa rurale Val di Non, BIM dell&#8217;Adige &#8211; Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esposizione \u00e8 un primo esperimento di collaborazione extraregionale che ha l\u2019obiettivo di&nbsp; promuovere la conoscenza, la partecipazione e la circolazione di nuove ricerche visive contemporanee e creare un modello di comunicazione tra il paese ospitante, il sistema degli enti locali e le gallerie protagoniste, in modo da ampliare, nel tempo, le opportunit\u00e0 di scambio in ambito artistico e culturale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Saranno, infatti, in mostra dieci artisti: <strong>Arianna Bonamore, Piotr Hanzelewicz, Pasquale Nero Galante, Claudio Orlandi, Ugo Piccioni, Rosario Vicidomini, Medina Zabo<\/strong>, presentati da Curva Pura, e <strong>Cristian Avram, Veronica De Giovanelli, Federico Seppi<\/strong> presentati da Boccanera Gallery.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della mostra, \u201cMateria Prima\u201d, indaga l\u2019imprescindibile legame tra gli elementi costitutivi della ricerca artistica, dalla nascita dell\u2019idea originaria fino allo sviluppo del processo creativo, nonch\u00e9 l\u2019esistenza di sistemi che cercano equilibrio nella Natura e nell\u2019Arte. <em>Materia Prima <\/em>vuole essere anche un\u2019occasione di incontro tra realt\u00e0 diverse: quella eterna, primigenia, materna della montagna trentina e quella effimera, provvisoria, delocalizzante della citt\u00e0 contemporanea. Incontro che avviene attraverso l\u2019arte: arte del fare, del tramandare, dell\u2019accogliere, insita nella cultura dei luoghi; arte dell\u2019esplorare, dell\u2019interrogare, del contaminare, del cercare. Tutto tende a convergere verso un nucleo comune, una spirale profonda, che richiama all\u2019essenza del vivere, ad una unione indissolubile tra l\u2019agire ed il divenire, tra il conoscere ed il cercare, tra l\u2019attendere e l\u2019andare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Cristian Avram<\/em><\/strong><em>. \u201c<\/em>Per Avram la tela \u00e8 un luogo di relazioni materiali, materia del colore, materia delle forme, materia del vissuto quotidiano trasformato in categoria dell\u2019esistente. E in questa materialit\u00e0 non pu\u00f2 non avere un ruolo predominante quel colore che viene trattato secondo un complesso dialogo tra toni e colori che mai assumono senso isolati e puri, ma sempre chiedono di essere percepiti in un organico rapporto d\u2019insieme. Ogni colore riverbera su quello che ha accanto, sfuma e si ricompone in un\u2019altra zona del quadro in una serie di rimandi che evocano il modo di funzionare del ricordo e della fenomenologia della memoria. (&#8230;) L\u2019assoluta essenzialit\u00e0 dell\u2019oggetto rappresentato, del tema dell\u2019opera, \u00e8 necessaria affinch\u00e9 nel colore si coaguli ci\u00f2 che per l\u2019artista \u00e8 una specie di emozione originale che non somigli per\u00f2 a un sentire comune, che spesso non \u00e8 altro che un sentimento eteroimposto e dominante.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Arianna Bonamore<\/em><\/strong>. \u201cPer Arianna Bonamore la materia prima \u00e8 il caos e una simile affermazione potrebbe sembrare quasi una tautologia. Non \u00e8 cos\u00ec. Non lo \u00e8 perch\u00e9 esistono molti caos e quello dell\u2019artista \u00e8 un caos molto ordinato e in cui \u00e8 proprio lei il principio ordinatore se non dell\u2019esito, certamente del processo. (&#8230;) Caos significa nel suo primo senso non certo disordine ma per l\u2019appunto \u201cessere aperto, spalancato\u201d e di fronte a quella apertura orientata comincia l\u2019osservazione lunga e lenta dell\u2019oggetto, un elemento statico che pu\u00f2 infinitamente modificarsi secondo quante sono le forme dei pensieri e delle emozioni. (&#8230;) Nel caso del trittico in esposizione la scelta del monocromo diventa un\u2019ulteriore libert\u00e0 di cavare senso, linguaggio, da superfici dotate di straordinaria profondit\u00e0. Ma la scelta di comporre un trittico vuole evocare anche una dimensione spirituale secondo un\u2019immediata riconoscibilit\u00e0 formale.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Veronica De Giovannelli<\/em><\/strong>. \u201cLa materia prima di de Giovanelli \u00e8 un palinsesto geologico che si fa pittura, anzi che si fa materia pittorica che offre allo sguardo la possibilit\u00e0 di un paesaggio che non vuole essere percepito nella sua visibilit\u00e0 di superficie, si badi bene non di \u201cpiano pittorico\u201d, in una relazione di tipo naturalistico che sarebbe pi\u00f9 falsa di quanto invece viene evocato attraverso un difficoltoso, ricercato e impervio rapporto con il colore. (&#8230;.) Una pratica di campitura piatta, basale e antica, se si accetta la metafora scientifica da cui si \u00e8 partiti, su cui si distendono strati di colori che sono trasparenti, liquidi, a volte raschiati via proprio come un dilavamento e che pure vanno a creare una materia densa, che crea immagini che si sovrappongono, in cui l\u2019orizzonte, che si \u00e8 certi di poter indicare, non \u00e8 altro che il limite di ci\u00f2 che si \u00e8 composto e sovrapposto al di sotto di esso.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Piotr Hanzelewicz<\/em><\/strong><em>. \u201c<\/em>Piotr Hanzelewiczsi pone il problema del rapporto tra concetto, sostanza e parola (&#8230;) Nel lavoro dell\u2019artista le due parole (<em>legno di bosco<\/em>) trovano una dimensione figurale nel frutto che non \u00e8 solo il simbolo della terra, della fatica, della cura, dell\u2019economia e dell\u2019apprensione che ospita la mostra, ma \u00e8 anche il frutto simbolico e altrettanto fondativo della Storia, quantomeno di quella che ha trovato scrittura. L\u2019assoluta essenzialit\u00e0, anche formale, della mela racchiude in s\u00e9 una straordinaria portata di mitopoiesi, cio\u00e8 si pu\u00f2 dire che questo frutto, all\u2019interno della tendenza della nostra specie a creare racconti aggreganti, contiene e ha reso visibile, narrabile ci\u00f2 che l\u2019essere umano ha inteso come la sua pi\u00f9 grande e tragica potenza, il suo elemento dominante e devastante: l\u2019intelligenza. (&#8230;) Nasce cos\u00ec la visibilizzazione del tempo dell\u2019opera attraverso il disegno, la pittura, la scultura, la semplice manualit\u00e0 di una serie lunghissima di mele che riunisce un tempo collettivo dentro cui, per\u00f2, c\u2019\u00e8 un tempo che \u00e8 materia prima, nucleo originario: quello dell\u2019artista e di sua madre.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Pasquale Nero Galante<\/em><\/strong>. \u201cPer Pasquale Nero Galante la materia prima \u00e8 uno dei momenti critici fondamentali dell\u2019esistenza. (&#8230;) La materia prima di Nero Galante \u00e8 la morte, forse il momento critico pi\u00f9 comune per gli esseri umani, quello che pi\u00f9 fa vacillare e che impone, appunto, la scelta. Quale? La magia? Il rito? No, in questo caso l\u2019arte. (&#8230;) le <em>imagines <\/em>dipinte da Nero Galante sono creature o simulacri che hanno compiuto solo un pezzo di strada e si aprono e aprono a una dimensione altra. Una dimensione che non \u00e8 quella della redenzione, della nuova vita cio\u00e8 cercata attraverso le preghiere offerte a delle icone. Esse rimangono la morte ma sono anche ci\u00f2 che un defunto caro impone <em>criticamente <\/em>a chi resta: la scelta di rimanere, mutato certo, ma in vita.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<strong><em>Claudio Orlandi<\/em><\/strong>. \u201cSpesso la fotografia racconta ci\u00f2 che accade sulla pelle del mondo e di quella pelle ne narra rughe, abrasioni, linee, pieghe e piaghe e spesso chi guarda una fotografia immagina, con una certa tracotanza, di aver inteso immediatamente che punto della pelle il fotografo ci rimanda, ci mostra, certo che la vista sia il pi\u00f9 infallibile dei sensi e dei critici. (&#8230;) Per Claudio Orlandi l\u2019indagine fotografica della pelle del mondo passa per la possibilit\u00e0 che questa superficie sia o meno riconoscibile. La sua materia prima, ancora prima della materia primigenia, della natura, \u00e8 una sorta di sfida alla sua riconoscibilit\u00e0. (&#8230;) Ma \u00e8 sulla superficie che Orlandi riporta il nostro sguardo e cattura delle mappe che si dispongono sull\u2019acqua come i segni di un volto, di una <em>facies<\/em>, di una fisionomia che il tempo e l\u2019esistere muta e che per distrazione non riconosciamo.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Ugo Piccioni. <\/em><\/strong>\u201cUgo Piccioni definisce da s\u00e9 la sua materia prima \u201cConsidero \u2018materia prima\u2019 del mio lavoro non il materiale di cui il lavoro \u00e8 fatto ma l\u2019ambito della mia indagine, la condizione umana, della quale considero, in ciascun lavoro, una caratteristica peculiare e predicabile, in diversa misura, di ogni essere umano\u201d. Questa definizione diventa quindi ambivalente: pu\u00f2 essere un ponte verso chi del suo lavoro cerca di fare parola, oppure una sfida a cercare ricchezza di senso, altri sensi nel guardare il suo lavoro. Pu\u00f2 un albero se alienato dal luogo in cui naturalmente assume senso, almeno agli occhi umani, dirci qualcosa della condizione umana? (&#8230;) \u00c8 questo l\u2019interrogativo a cui prova a rispondere l\u2019artista. Questo melo, organismo in apparenza vincitore nella storia della Val di Non, tanto da essere collocato su una sorta di basamento celebrativo, \u00e8 anche l\u2019organismo che accetta il grafema, la parola, il sistema comunicativo dell\u2019altro da s\u00e9 per tracciare, nel modo pi\u00f9 sintetico, la descrizione della condizione umana a cui \u00e8 comunque legato.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Federico Seppi<\/em><\/strong>. \u201cPer Federico Seppi la materia prima \u00e8 l\u2019essenzialit\u00e0, il grado zero della natura visibile. Una goccia che cade, una semisfera di rugiada, un ramo caduto, l\u2019argilla di un terreno. Poggiando la sua ricerca sulla primordiale percezione che si ha di questi fenomeni, l\u2019artista avvia un processo minimale di verifica su cosa pu\u00f2 nascere, proprio come se fosse una limpida formula matematica, dall\u2019essenzialit\u00e0 al quadrato, quella della natura e quella del suo intervento. (&#8230;) L\u2019esplorazione che compie Federico Seppi non \u00e8 per\u00f2 fantastica, \u00e8 mimetica; lascia che le forme naturali si modifichino come in una sorta di reazione fisica anche quando assumono una dimensione sconosciuta in natura, asseconda questa sorta di reazione accettando il rischio del caso dentro l\u2019assunto per cui, secondo una progettualit\u00e0 che possiamo definire deterministica, date le condizioni iniziali di un sistema e conoscendo le forze che su di esso agiscono, lui potrebbe essere in grado di prevedere con certezza il risultato.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Rosario Vicidomini<\/em><\/strong>. \u201cLa materia prima di Rosario Vicidomini \u00e8 <em>in nuce<\/em>. Ma per arrivare a quella centrale parte preziosa l\u2019artista, oltre all\u2019impegno e alla fatica che gi\u00e0 contemplava Plinio, si muove su due coordinate molto tese: l\u2019incidente e l\u2019equilibrio. Vicidomini dipinge velatura dopo velatura, avendo scelto i colori a olio perch\u00e9 contemplano l\u2019incidente, parola che nei suoi lavori dispiega entrambi i significati, perch\u00e9 l\u2019incidenza pura della luce evidenzia e condensa grazie a quel medium quell\u2019incidente, quell\u2019accadimento improvviso che permette quel processo di messa a fuoco dell\u2019idea che solo cos\u00ec emerge visibilmente anche allo sguardo e alla percezione del pittore stesso. \u00c8 un processo molto lungo, di lenta approssimazione che si appropria di un tempo necessario per eliminare tutto ci\u00f2 che avvolge l\u2019oggetto che infine rimarr\u00e0 nel quadro.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Medina Zabo. <\/em><\/strong>\u201cNon sono poche le apparenti materie prime di Medina Zabo, ma ponendosi davanti alle sue opere, alla connessione tra i materiali che usa, al rapporto che lei determina con gli insetti che abitano o hanno abitato quei materiali, alle argille, ai telai parassitati, alla cera, al fuoco, al colore, a ci\u00f2 che scrive, ebbene viene fuori che la sua materia prima, anzi il suo <em>primum mobile<\/em> artistico \u00e8 il rispetto. \u00c8 il rispetto per l\u2019opera, per il suo senso, per il colloquio che aprir\u00e0 con chi guarda e con il contesto per cui \u00e8 pensata che aziona il suo fare artistico. (&#8230;) Il viaggio di Zabo verso la Val di Non \u00e8 stato costruire conoscenza intorno al nucleo compatto del suo lavoro che parte dalla possibilit\u00e0 di proseguire, reinventandolo, un percorso avviato dalla natura e portato da lei a termine, un termine che per\u00f2 l\u2019artista non sempre chiude, riaffidandolo a un altro possibile intervento naturale.\u201d (<em>dal testo critico di Michela Becchis<\/em>)<br \/>\n<\/p>\n\n\n\n<p>La mostra, visitabile <strong>fino al 21 luglio 2019<\/strong>, sar\u00e0 arricchita da visite guidate con alcuni degli artisti, talk con addetti ai lavori, letture, incontri con realt\u00e0 locali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<strong>Associazione culturale \u201cIl Quadrifoglio\u201d<\/strong> di Livo &#8211; Val di Non (TN) \u00e8 stata costituita nel 2012 con la finalit\u00e0 di creare uno \u201cspazio\u201d che promuova attivit\u00e0 e\/o eventi culturali. Il quadrifoglio, con le sue quattro foglie, simboleggia le quattro frazioni del comune di Livo: Scanna, Varollo, Livo e Preghena. L\u2019Associazione svolge attivit\u00e0 nel campo culturale, artistico, ricreativo e di utilit\u00e0 sociale, nei confronti di associati e\/o di terzi con particolare attenzione alla promozione di convegni, incontri, seminari e corsi a carattere storico, artistico, culturale e di utilit\u00e0 sociale; promozione, organizzazione e gestione di mostre, eventi e manifestazioni; promozione di viaggi culturali con visite guidate; organizzazione corsi di formazione ed attivit\u00e0 di informazione; collaborazione con altre associazioni aventi finalit\u00e0 attinenti allo scopo sociale. Il presidente dell&#8217;associazione \u00e8 Luigi Antonio Conter.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Curva Pura<\/strong>, sin dalla sua apertura nel giugno del 2014, si \u00e8 posta come un innovativo spazio di sperimentazione contemporanea, volto ad ospitare prevalentemente le proposte artistiche di giovani emergenti ed includendo anche eventi legati al design ed appuntamenti culturali in senso lato. Lo spazio espositivo \u00e8 inserito nel cuore pulsante del quartiere Ostiense, all&#8217;ombra delle iconiche strutture dei Gazometri ed ad due passi dalle sponde del Tevere. E&#8217; questo infatti il settore della Capitale che si connota, con sempre maggior evidenza, come catalizzatore delle principali iniziative del Contemporaneo. Il team di Curva Pura \u00e8 composto da <em>Vittorio Beltrami<\/em>, <em>Yuliya Galycheva<\/em>, <em>Andrea Romagnoli<\/em>, <em>Raffaella Stefanelli<\/em> e <em>Giulia Zappone<\/em>, cinque personalit\u00e0 molto diverse tra loro ma accomunate da una fibra tenacissima ed da una instancabile vena creativa. Curva Pura ha gi\u00e0 realizzato progetti artistici di respiro internazionale, sia in Italia che all&#8217;estero, ed aspira a diventare un punto di riferimento per il Contemporaneo a Roma.<\/p>\n\n\n\n<p><br \/>\n<strong>Boccanera Gallery<\/strong> apre a Trento nel 2007 con la volont\u00e0 di sostenere la ricerca di artisti emergenti, spaziando attraverso i diversi linguaggi dell\u2019arte contemporanea. Lo spazio espositivo, situato in un primo tempo in una delle zone residenziali della citt\u00e0, dal 2016 viene trasferito nel distretto a nord del capoluogo trentino. Oggi, un ampio capannone industriale di circa 200 metri quadrati permette agli artisti di sperimentare con maggiore libert\u00e0 le diverse possibilit\u00e0 installative e una project room ospita \u2018progetti speciali\u2019 appositamente pensati per questo spazio pi\u00f9 intimo. Nel 2016 inaugura una seconda sede in via Ventura a Lambrate, il cuore del Quartiere dell&#8217;Arte di Milano. Giorgia Lucchi Boccanera, la titolare, dal 2012 apre un dialogo volto ad approfondire le diverse realt\u00e0 e culture dell\u2019est europeo. Dal 2018 la sua attenzione coinvolge anche il continente americano, ampliando il panorama generazionale. Dal 2013 partecipa attivamente a fiere internazionali promuovendo sia progetti monografici che piccole collettive. Collabora con istituzioni pubbliche, fondazioni private e curatori indipendenti nella promozione di artisti e di nuovi media.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>INFO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>MATERIA PRIMA<br \/>\n<\/strong><em>Cristian Avram, Arianna Bonamore, Veronica De Giovanelli, Piotr Hanzelewicz, Pasquale Nero Galante, Claudio Orlandi, Ugo Piccioni, Federico Seppi, Rosario Vicidomini, Medina Zabo<br \/>\n<\/em>A cura di Michela Becchis<br \/>\nUn progetto di Il Quadrifoglio e Curva Pura<br \/>\nCon la collaborazione di Boccanera Gallery<br \/>\nCon il patrocinio di patrocinio di: Comune di Livo, Provincia Autonoma di Trento, Regione Trentino Alto Adige, Cassa rurale Val di Non, BIM dell&#8217;Adige &#8211; Consorzio dei Comuni della Provincia di Trento<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Inaugurazione 22 giugno 2019 ore 19.00<br \/>\nPalazzo Aliprandini Laifenthurn<br \/>\n<\/strong>Livo, Val Di Non, Trento<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fino al 21 luglio 2019<br \/>\nOrari<\/strong>: luned\u00ec &#8211; venerdi, 20.00 \/ 22.00 &#8211; sabato &#8211; domenica, 16.00 \/ 18.00 | 20.00 \/ 22.00<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per visite su appuntamento<\/strong><br \/>\n<a href=\"mailto:ilquadrifoglio.livo@gmail.com\">ilquadrifoglio.livo@gmail.com<\/a> &#8211; <a href=\"mailto:info@arteboccanera.com\">info@arteboccanera.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><span class=\"span-reading-time rt-reading-time\" style=\"display: block;\"><span class=\"rt-label rt-prefix\">\u23f0 lettura <\/span> <span class=\"rt-time\"> 8<\/span> <span class=\"rt-label rt-postfix\">min. <\/p>\n<p><\/span><\/span>MATERIA PRIMA Cristian Avram, Arianna Bonamore, Veronica De Giovanelli, Piotr Hanzelewicz, Pasquale Nero Galante, Claudio Orlandi, Ugo Piccioni, Federico Seppi, Rosario Vicidomini, Medina Zabo A cura di Michela Becchis Un progetto di Il Quadrifoglio e Curva Pura Con la collaborazione di Boccanera Gallery Inaugurazione 22 giugno 2019 ore 19.00 | Palazzo Aliprandini Laifenthurn | Livo&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/materia-prima\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">MATERIA PRIMA<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":980,"featured_media":9300,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"footnotes":""},"categories":[5,334,27],"tags":[],"class_list":["post-9299","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-arte","category-installazioni","category-manifestazione"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/invito-materia-prima-copia.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[{"id":10070,"url":"https:\/\/www.biancoscuro.it\/site\/un-mercato-di-regali-percorso-espositivo-tra-cibo-arte-e-infanzia\/","url_meta":{"origin":9299,"position":0},"title":"Il Mercato di ponte Milvio","author":"Roberta Melasecca","date":"4 Dicembre 2019","format":false,"excerpt":"Dando vita a motivi ispirati a quelli floreali del movimento Arts and Crafts, il mercato si esprime attraverso le sue materie prime. 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