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Piero Manzoni: incomprensibile, odiato, discusso… comunque ricercato

⏰ lettura 2 min.

Milano, da sempre capitale dell’eccesso e dell’arte globale, dedica al complesso Artista la mostra più importante dalla sua scomparsa, avvenuta nel febbraio 1963 proprio a Milano, quando non era ancora trentenne.

Merda d’Artista n. 53, (1961) scatoletta di latta, carta stampata h 4,8 cm; d 6 cm. Milano, Courtesy Fondazione Piero Manzoni
Merda d’Artista n. 53, (1961)
scatoletta di latta, carta stampata h 4,8 cm; d 6 cm.
Milano, Courtesy Fondazione Piero Manzoni

Piero Manzoni nasce infatti a Soncino nel luglio 1933 da una famiglia di larghe vedute, frequentatrice degli ambienti artistici milanesi e dell’artista Lucio Fontana, fondatore dello “spazialismo”. Questo permette all’artista di crescere già con un’immagine artistica del mondo, sottolineata poi da una sua personale veduta, anche esasperata, o comunque non comune.

Nel 1958 Manzoni esporrà alla Galleria Pater di Bergamo proprio con Fontana e da quest’ultimo assorbirà forse il trasmettere l’arte non attraverso l’immagine fittizia creata dal colore, ma attraverso la materia pura, modificandola, circoscrivendola, nascondendola, come nelle sue più famose e discusse opere: “Fiato d’artista”, “Merda d’artista”, “Linee”.

Piero Manzoni: incomprensibile, odiato, discusso… comunque ricercato. La mostra ripercorre infatti la carriera dell’artista con ben oltre 130 dipinti, dalle prime opere fino alla concezione delle “tavole di accertamento” e gli “Achromes”: tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Non solo opere però, ma anche documenti, manifesti, fotografie ed un raro film con documenti inediti dell’artista, prodotto durante alcune sue performance memorabili, quali le uova firmate e date da mangiare al pubblico o le persone firmate come opere d’arte. La firma su soggetti umani è infatti un’altra forma di trasgressione dell’artista, che affianca alle stesse le “sculture viventi”, cioè l’artista pone al suolo una struttura in legno che simula il classico piedistallo da statua, con tanto di targhetta in ottone recante la dicitura: “Piero Manzoni, Scultura vivente” e ogni persona che si posizioni sul piedistallo, sarà considerata “scultura vivente” fin quando resterà sullo stesso. Manzoni litiga col pubblico, perché parte delle sue opere sono schiaffi morali che devono essere compresi, capiti, discussi, comunque analizzati per capire l’artista stesso o l’arte contemporanea intera.

Corpo d’aria n. 06, 1959-1960 scatola in legno, contenente palloncino in gomma, tubo per gonfiare e piedistallo, 12,4x42,7x4,8 cm. Milano, Fondazione Piero Manzoni in  collaborazione con Gagosian Gallery
Corpo d’aria n. 06, 1959-1960
scatola in legno, contenente palloncino in gomma, tubo per gonfiare e piedistallo, 12,4×42,7×4,8 cm.
Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery

Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Skira editore, la mostra è curata da Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino di Marineo in collaborazione con la Fondazione Piero Manzoni ed è realizzata nell’ambito del progetto “Primavera di Milano”.

Claudio Raccagni

 INFO: www.mostramanzonimilano.it

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