Dario Brevi | Il gioco delle parti

⏰ lettura 3 min.

Dario Brevi è un mago, come avrebbe voluto Depero, che parte da strati di materia plastica procedendo a modellarli sapientemente in modo da farne saltar fuori delle icone, legate ai vari aspetti del tempo libero, sciatori, tuffatori, scalatori di vette aguzze, il tutto su maxi formati, che però sarebbero anche pronti a ridursi per divenire ciondoli ornamentali…” scrive Renato Barilli in occasione della mostra «I Nuovi Futuristi» tenutasi a Rovereto nel 2011.
Già, perché Dario Brevi, che si presenta ora alla GlobArt Gallery con la mostra «Il gioco delle parti», fa parte fin dall’inizio degli anni Ottanta di quel gruppo di artisti che danno vita, con la complicità del critico bolognese Renato Barilli, al movimento del Nuovo Futurismo, superando così il concettualismo e il minimalismo che avevano dominato il decennio precedente e proponendo in alternativa opere consistenti, impattanti, molto visibili ed estremamente colorate.
Brevi, che nasce a Limbiate (MI) nel 1955 dove tuttora risiede, dopo la laurea in architettura, inizia il suo percorso espositivo presso la prestigiosa galleria Diagramma di Luciano Inga-Pin a Milano e sceglie per realizzare le sue opere un materiale industriale indeformabile utilizzato in edilizia e nell’arredamento, il medium-density fibreboard (MDF), che gli consente di realizzare lavori (sculture e bassorilievi) dalle forme più disparate e di ottenere verniciature lucide dai colori accesi.
Strutture, le sue, che si arrampicano come un’edera alla parete, che pigramente si riproducono e si distendono nello spazio per appropriarsene senza apparenti limiti.

In realtà le opere di Brevi sono assimilabili ad una rappresentazione teatrale dove ogni attore recita la sua parte, dove ogni protagonista gioca dunque le sue carte nella vicenda della vita. Le sue composizioni appaiono spesso come dei veri e propri fermo-immagine di un’azione che si sta svolgendo; assemblamenti che ci inducono non solo a riflettere su ciò che ci appare in quel momento, ma piuttosto ad immaginare quello che potrebbe accadere nell’attimo successivo. È così che le farfalle non possono certo essere immaginate statuariamente immobili, è così che i lupi colti in un attimo della corsa non si fermeranno lì, ma proseguiranno la loro corsa… ma dove andranno? Così come la «moto mito» (opera del 2007) raggiungerà vittoriosa il traguardo o si perderà durante il viaggio? A volte, poi, il titolo dell’opera non lascia dubbi sul possibile movimento: non più inteso ma esplicitamente dichiarato come in Saltare gli ostacoli (lavoro del 2004). Potremmo continuare a citarne molti altri di titoli di lavori che sottintendono o esplicitamente propongono una scena in movimento, per la quale dunque, poco o tanto, è stata immaginata una trama, pensato un copione da rispettare, affidata una parte da interpretare.
Se alla rappresentazione aggiungiamo poi che Brevi attraverso le sue opere ci lancia un messaggio, ci spinge a riflettere, ad andare oltre all’immagine proposta, invitandoci ad affidarci alle emozioni, ai sentimenti, che spesso prevalgono sulla ragione, è allora che «Il gioco delle parti» di pirandelliana memoria risulta ancora più evidente.
Anche nella concreta realizzazione delle opere sono spesso le parti che la compongono a rivestire un ruolo fondamentale nella comprensione dell’opera stessa: esse infatti sovente sono staccate le une dalle altre (o comunque minimamente e debolmente unite, forse solo per una comodità espositiva) ed è chiaramente intuibile che esse vivono di una propria autonoma importanza tanto da diventare, in alcuni casi, le vere protagoniste della scena.


Cosa sarebbe infatti la vespa senza le farfalle che la rincorrono? Nell’opera «Farvavespa» (peraltro scelta a rappresentare la mostra) infatti, l’immagine pop della mitica Vespa viene esaltata nella sua icona di allegria e di benessere dal disordinato volo di alcune farfalle che, partecipando al «gioco», sottolineano il movimento dello scooter accentuandone così quell’immagine simbolica di libertà acquisita nel tempo.
Le opere di Brevi, che possono essere considerate delle «pittosculture», rivelano l’uso sapiente ed estremamente professionale delle proporzioni e dei colori e denotano un saper fare non comune. La prima impressione è quella di essere di fronte a lavori che «giocano», guarda caso, con la sottrazione più che con l’addizione e che, in un clima a volte ludico, si configurano come opere estremamente aperte. Opere non solo realizzate con particolare maestria e perfezione, molto grate alla linea «curva» e «morbida», ma soprattutto lavori strettamente legati alle problematiche contemporanee come, ad esempio, il difficile rapporto tra naturale ed artificiale.
La rassegna, che si inaugurerà con un brindisi di benvenuto sabato 2 marzo alle ore 18 e si concluderà il 6 aprile 2019, si potrà visitare nei locali di via Aureliano Galeazzo 38 ad Acqui Terme, il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.30 e gli altri giorni su appuntamento.


Il gioco delle parti
Dario Brevi
via Aureliano Galeazzo 38
15011 Acqui Terme

Da sabato 2 marzo a sabato 6 aprile 2019
inaugurazione:
sabato 2 marzo 2019, dalle ore 18.00

INGRESSO LIBERO
www.globartgallery.it