Piero Leddi. Dipingere è un rischioso inizio

⏰ lettura 3 min.

Dopo Renato Galbusera e Mino Ceretti, ora nelle sale del Museo di Gemonio viene presentata l’arte del Maestro Piero Leddi; con questo omaggio prosegue la lettura di approfondimento dei protagonisti della Nuova Figurazione, attraverso le opere e gli scritti. La presenza di Leddi torna così nelle sale del Museo ricordando il legame con Floriano Bodini che ha voluto inserirlo proprio tra i protagonisti del Monumento ai Sette di Gottinga (Hannover, 1998). Amicizia e stima che rendono ancor più sentita la mostra proposta.
Lara Treppiede
Direttore Museo Civico Floriano Bodini

Prosegue con questa iniziativa il progetto del Museo Civico Floriano Bodini dedicato al Realismo Esistenziale e alla Nuova Figurazione. La mostra “Piero Leddi. Dipingere è un rischioso inizio”, cui si aggiungerà anche il volume dallo stesso titolo a cura di Mariachiara Fugazza per la collana “Archivi di Nuova Figurazione” a cura di Sara Bodini e Luca Pietro Nicoletti, pone al centro dell’attenzione il percorso giovanile di Leddi culminato nelle personali della fine degli anni Cinquanta. Originario dell’Alessandrino e trasferito a Milano, in rapporto con i coetanei di Brera tra cui Floriano Bodini, cui lo lega una profonda amicizia, Leddi avvia nel decennio un’“autobiografia delle forme cercate”, per usare una sua espressione, una lunga carriera arrivata agli anni Duemila. Si riflette in questo primo capitolo un momento significativo di un itinerario individuale e collettivo: una narrazione per immagini che ci restituisce la vitalità di una ricerca aperta al rinnovamento e insieme impegnata nell’esplorare e nel difendere le possibilità e le ragioni della pittura.

La mostra raccoglie opere prodotte da Piero Leddi nella fase confluita in due esposizioni nel 1958 e 1959. La dialettica tra l’ambiente d’origine e la modernità urbana, la sperimentazione di un linguaggio adatto a interpretare artisticamente le trasformazioni in atto emergono con chiarezza nei lavori proposti, dove si vedono animali e attrezzi agricoli e insieme elementi della città, auto, interni di tram.
La presentazione del 1959 di Mario De Micheli, che con continuità ha seguito l’attività di Leddi, sottolinea gli spunti autobiografici di un giovane che, giunto a Milano dalle terre del Tortonese, «rivive in sé il senso di un esodo tipico dei nostri giorni, e di ciò v’è una traccia nei suoi fogli e nelle sue tele, con quanto di poetico, di nostalgico, di inquieto e di spietato anche può nascere in una vicenda come questa».
Al tempo stesso, quanto esposto evidenzia già i tratti tipici dell’artista. Annota ancora De Micheli: «Guardando i quadri e i disegni di Leddi ci si accorge dei vari motivi che guidano la sua ricerca espressiva. Talvolta il segno si fa asciutto, secco, quasi risentito; talaltra invece morbido; in un quadro la pennellata acquista un accento espressionista, in un altro si rivela cauta, misurata. Leddi sta filtrando i propri sentimenti, li sta mettendo alla prova. E questo fervore, questo fitto interrogarsi, è la garanzia del suo impegno, della sua passione per una pittura di cui l’uomo sia misura e sostanza».
(Archivio Piero Leddi)

Biografia di Piero Leddi
(S. Sebastiano Curone, Al, 1930 – Milano, 2016). Nato da una famiglia di artigiani e coltivatori, dopo il trasferimento a Tortona si avvicina alla pittura. A Milano dal 1951, sperimenta i propri mezzi a contatto con gli artisti coetanei di Brera. Dopo gli esordi realizza una vasta produzione, che suscita l’attenzione di autori come Mario De Micheli, Raffaele De Grada, Davide Lajolo, Francesco De Bartolomeis, Luigi Cavallo, Franco Loi, Giancarlo Majorino. Circa 90 le sue personali e assai numerose le collettive in cui si registra la sua partecipazione. Negli anni Sessanta sue mostre si tengono alla Galleria delle Ore e alla Galleria L’Indiano di Milano, alla Galleria comunale di Modena, allo Studio d’Arte I Balestrari e alla Nuova Pesa di Roma; nel 1965 è presente nella collettiva Alternative attuali 2 dell’Aquila. Alla fine del decennio un’ampia ricerca sul tema delle Teste segna l’acquisizione di nuovi strumenti formali, mentre negli anni Settanta la sua pittura, che si arricchisce di spunti allegorici e metaforici, è oggetto di personali, tra l’altro in gallerie milanesi come L’Agrifoglio, Solferino e Toninelli. Nella fase successiva la riconsiderazione della storia si traduce nel 1989 nell’Omaggio alla Rivoluzione francese al Castello Sforzesco (opere di questo ciclo sono esposte anche all’Istituto italiano di cultura di Lione e al Palais de l’Europe di Strasburgo). Continuano intanto le ricerche su altri filoni, compreso il mai interrotto interesse per la città, espresso nella mostra Milano al Museo della Permanente nel 1995.
Dopo la sua scomparsa, il lavoro di Leddi è stato al centro nel 2017 di iniziative alla Fondazione Corrente, all’Accademia di Brera, presso il Laboratorio Formentini per l’editoria della Fondazione Mondadori, e inoltre nelle mostre Realismo critico al Castello di Voghera e Momenti di Nuova Figurazione in Lombardia al Grattacielo Pirelli. Nel 2018 le sue raccolte sono state illustrate in un incontro alla Pinacoteca Agnelli di Torino. Nel 2021 l’Archivio Leddi è stato presentato nell’ambito di una rassegna organizzata dall’Associazione Italiana Archivi d’Artista.

Piero Leddi
Dipingere è un rischioso inizio

Museo Civico Floriano Bodini
Via Marsala, 11 – 21036 Gemonio (VA)
Dal 26 giugno al 5 settembre
Orari
sabato e domenica

Per visite guidate 3397596939
www.museobodini.it