Le tracce d’acqua di Antonio Di Cecco alla Fondazione de Marchis
A L’Aquila inaugura “Ciò che resta”: un’indagine visiva tra fotografia e cianografia che trasforma il corso del fiume in una narrazione del tempo e dell’assenza. In collaborazione con RVM Hub.

Il fiume non è solo un corso d’acqua che attraversa la geografia: è un nastro magnetico che registra il tempo, un dispositivo che scrive, cancella e lascia affiorare memorie. È questa la premessa liquida e concettuale da cui muove Antonio Di Cecco con la sua personale “Ciò che resta”, che inaugura giovedì 26 febbraio 2026 negli spazi della Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre a L’Aquila.
Curata dalla stessa Fondazione in sinergia con la casa editrice indipendente RVM Hub, la mostra si propone come un “archivio sensibile” costruito lungo i margini dell’Aterno e dei suoi affluenti. Lontano dalla documentazione topografica, Di Cecco sceglie la via dell’evocazione: il bianco e nero fotografico e l’azzurro chimico delle cianografie diventano gli strumenti per interrogare ciò che l’acqua trattiene o restituisce.
Il percorso espositivo si snoda attraverso una doppia grammatica visiva. Da un lato la fotografia in bianco e nero, spesso realizzata con lunghe esposizioni, che cattura un fiume “in assenza” o in rapido movimento, focalizzandosi sull’essenziale, sulle forme e sulle architetture naturali generate dall’intreccio vegetale. Dall’altro la cianografia, che in questo progetto assume un valore metalinguistico: se la foto mostra ciò che l’acqua alimenta, la cianografia è la traccia diretta, l’emblema di un evento inscritto nella materia fotosensibile. È l’acqua stessa che “scrive” sulla carta, lasciando segni analoghi a quelli che incide sulle rive.
Come sottolinea Diana Di Berardino, direttrice della Fondazione, l’opera di Di Cecco «restituisce una lettura non documentaria, ma in divenire, dell’itinerario fluviale», trasformando il dato naturale in uno sviluppo dell’animo umano. Una visione intimistica condivisa da RVM Hub, che evidenzia come il lavoro sia una «narrazione dei tempi che operano sull’acqua e sulla vegetazione: veloce e inafferrabile il primo, lento e impercettibile il secondo».
“Ciò che resta” non si esaurisce nella mostra, ma si condensa in un volume omonimo, prodotto dalla Fondazione e da RVM Hub con il coordinamento di Agnese Porto e Giammaria De Gasperis. Il libro, arricchito da un testo critico di Antonello Frongia (Università Roma Tre), sarà presentato durante l’inaugurazione alla presenza dell’autore e dei curatori, offrendo un ulteriore livello di lettura su come l’arte possa farsi custode di un patrimonio naturale e culturale fragile e potente.

INFO
Antonio Di Cecco | Ciò che resta. Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume
A cura di Fondazione Giorgio De Marchis Bonanni d’Ocre e RVM Hub
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (Palazzo Cappa Cappelli)
Inaugurazione: Giovedì 26 febbraio 2026, ore 18.30
Date: Dal 26 febbraio al 27 marzo 2026
Orari di apertura:
Giovedì: 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30
Venerdì, Sabato e Domenica: 17.00 – 19.30
Ingresso: Libero
Pubblicazione: Volume omonimo a cura di RVM Hub e Fondazione de Marchis, con testo di Antonello Frongia.
Contatti e Web:
Sito ufficiale: www.fondazionedemarchis.it
Antonio Di Cecco
Ciò che resta
Materiali per un archivio sensibile intorno alla natura del fiume
A cura della Fondazione Giorgio De Marchis e RVM Hub
Inaugurazione 26 febbraio 2026 ore 18.30
Fino al 27 marzo 2026
Orari: giovedì 11.00 – 13.00 / 17.00 – 19.30; venerdì, sabato e domenica 17.00 – 19.30 – Ingresso libero
Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre
Corso Vittorio Emanuele II, 23 – L’Aquila (AQ)
www.fondazionedemarchis.it