Ci voleva l’ASL di Torino per certificare l’ovvio? Pare di sì. Leggo con un misto di soddisfazione e amara ironia le notizie che arrivano dal Piemonte, dove la “cultura” è finalmente passata da passatempo per intellettuali a terapia salvavita. I medici generali, armati di ricettario bianco, ora prescrivono visite al Castello di Rivoli o alla Reggia di Venaria al posto degli psicofarmaci. Si chiama“Museo Benessere”, benedetto persino dall’OMS. Era ora. Finalmente si riconosce che l’arte non è orpello, ma ossigeno; che la bellezza cura le “fragilità” meglio di una pillola. Se serve una prescrizione medica per legittimare il potere dell’arte, ben venga la ricetta. Ma lasciatemelo dire: noi addetti ai lavori lo sapevamo da tempo, senza bisogno di studi.
E mentre la vecchia Europa tenta di curare le sue nevrosi, altrove si scrive la storia con inchiostro visionario. Guardo al Golfo con ammirazione: Art Basel Qatar (3-7 febbraio) non è solo una nuova fiera, è uno scacco matto geopolitico. Portare il format svizzero a Doha, sotto la guida di Wael Shawky, significa ridisegnare le mappe. Lì non si prescrive l’arte, la si vive. È una mossa audace che sposta l’asse gravitazionale del mercato, e chi la ignora lo fa a suo rischio e pericolo.
E noi? BIANCOSCURO non sta a guardare. Prepariamo le valigie perché i prossimi due mesi saranno un tour de force senza respiro. Saremo ovunque, con i nostri reportage giornalistici e le telecamere pronte per YouTube: dai padiglioni storici di Arte Fiera Bologna alla concretezza di Arte Genova , passando per la maratona di ArtParma Fair fino a respirare l’aria frizzante di Vernice Art Fair a Forlì, dove ho avuto il piacere di curare la mostra collaterale “Voci dalla Terra”. E non finisce qui: voleremo idealmente e fisicamente anche verso l’Oriente per raccontarvi la rinascita di Art Basel Hong Kong a fine marzo.
In questo scenario, dove l’arte è sia medicina che asset, l’errore peggiore è l’immobilità. Artisti, non dovete aspettare la prescrizione medica, prescrivetevi da soli il futuro! Iscrivetevi ora al BIANCOSCURO Art Contest Winter Edition. È il vostro biglietto per salire su questo treno in corsa, per apparire dove conta, sulle nostre pagine e sui nostri schermi.
Concludo quindi con un dubbio che mi attanaglia: se siamo arrivati al punto che per far entrare la gente nei musei serve il timbro del medico, significa che abbiamo finalmente capito il valore della cultura, o che la nostra società è talmente malata da non saper più riconoscere la bellezza se non sotto forma di terapia?
Buona Lettura, e se ci seguite anche sui social, oppure su YouTube, buona visione!

Vincenzo Chetta
Direttore
