BIANCOSCURO, l’editoriale di aprile-maggio ’18

Qualche giorno fa mi è arrivata all’orecchio la notizia dello sciopero della fame intrapreso da un artista, per denunciare la corruzione nel mondo dell’arte. Nel sistema arte medio-basso questo ritornello è all’ordine del giorno: “Attenzione, non date la percentuale, non pagate i servizi di cui usufruite, tutti si devono adoperare per voi senza aver nulla in cambio, perché i galleristi non si devono arricchire!”. Onestamente, vedo pochi galleristi su fuoriserie, vedo più artisti con uno stile di vita molto agiato, ma questa, forse, è solo una mia impressione.

Io risiedo nel mezzo, e ho amici e conoscenti sia fra gli artisti che fra i galleristi, su ogni tipo di livello, logicamente quindi anche su quello dei “paladini dei servizi all’arte gratuiti”. Dal mio punto di vista questo sistema è discutibile da ambo i lati: conosco artisti che dopo essere stati esposti presso importanti gallerie, non perdono tempo per recuperare l’opera e venderla personalmente tagliando fuori il gallerista dalla trattativa (logicamente non fanno tutto da soli, certe vecchie volpi hanno capito il sistema più redditizio, visitano le mostre e poi comprano direttamente dall’artista a meno della metà della quotazione); stessa cosa posso dire di gallerie che redigono contratti molto vincolanti per l’artista, obbligandolo a produrre e vendere solo a loro, finché non si esaurisce la “novità” e più che svendere e rovinare definitivamente le quotazioni non si fa.

E come dimenticare chi si propone ad una galleria con una quotazione di tutto rispetto, per poi vendere privatamente opere con le stesse caratteristiche ad un costo il 75% più basso? Operazione lecita può dire qualcuno, ma provate a dirlo al collezionista che si sente preso in giro e al gallerista che ha perso definitivamente un grande cliente, grande amatore dell’arte contemporanea.

Quando si parla di denaro, ogni cosa, anche la più nobile, marcisce.
Al paladino degli artisti chiedo: “Denunciare, si, ma cosa?”. Molti non capiscono il lavoro professionale necessario ad allestire  un’esposizione, di qualunque natura essa sia, e non comprendono quanti tipi diversi di professionisti entrano nel sistema espositivo. L’unico pensiero dell’artista di basso livello è ripagarsi tela e colori, vendere almeno un pezzo in più del loro vicino e, naturalmente, cercare di avere tutti i servizi necessari alle esposizioni e alle vendite, gratuiti. Il loro mondo è quello dei mercatini e delle fiere di basso livello, in cui sono liberi di affittare uno spazio (solitamente 2×2 m) e autocurarselo, senza galleristi che impongono una certa pulizia e logica di esposizione.

Spero di non aver demoralizzato tutti voi lettori, non è mia intenzione, ma è giusto che tutti conoscano certe assurdità del genere umano.
Il sistema arte, in realtà, non è tutto marcio: è marcio solo dove il denaro è più importante della morale e del senso estetico, diciamocelo, viviamo in una società consumistica,  tutto si compra, tutto si vende, tutto si butta e si ricompra. Senza soldi non si fa nulla, non si compra il pane, non si compra il quadro, non si paga lo spazio espositivo.

L’importante è solo trovare l’equilibrio, e mi batterò per sostenere direttamente le spese degli artisti solo quando gli artisti si batteranno per sostenere le spese di acquisto dei collezionisti: eliminando dall’equazione il vile denaro, il sistema verrebbe immediatamente ripulito. Ma è solo utopia.

Buona Lettura

 

Vincenzo Chetta Direttore Biancoscuro
Vincenzo Chetta
Direttore
BIANCOSCURO Art Magazine

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