Giorgio Gost | Svelato il segreto delle “Pluri-bolle!”

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“Percorsi nella Old Economy”: questo il nome del progetto che dal 2009 viene portato avanti da Giorgio Gost, stimato ed affermato artista che vede l’inizio della sua carriera artistica nel 1988, dedicandosi alla pittura metafisica e studiando le caratteristiche concrete e filosofiche del colore, per arrivare al suo attuale percorso nel ready-made.

Giorgio Gost Pluri-Bolle!
Pluri-bolle! Percorso nella Old Economy – 2010, bolle d’accompagnamento su tela dipinta sotto resina, 105x80x3 cm.

Di questo progetto fanno parte anche le “Pluri-bolle!”: tele sagacemente dipinte e impreziosite con l’applicazione di documenti vintage originali, “salvati” dallo scorrere del tempo e dimenticati da chi ormai non volge più lo sguardo al passato ed al duro lavoro manuale ed imprenditoriale che ha creato l’economia italiana. Bolle d’accompagnamento scritte a mano, buste paga e documenti fiscali vetrificati, la carta resa trasparente per lasciar affiorare il colore della tela sottostante, ma con ancora netti i segni, i numeri e le parole usate nel redarle. Potrei così aver detto tutto su queste opere, in realtà le “Pluri-bolle!” celano un segreto, che sveleremo nell’intervista a fine articolo.
Giorgio  è un artista intraprendente ed umile, caratteristiche che hanno fatto di lui un artista di carattere e che ne hanno permesso l’ascesa artistica. Le sue opere si possono definire Pop, nel senso lato del termine, ovvero anche dal lato economico, sono opere di valore, ma dal prezzo accessibile che ne permettono l’acquisto al popolo ed al ceto medio.
Facciamo qualche domanda diretta a Giorgio per conoscerlo meglio e per capire i messaggi insiti nelle sue opere.

Giorgio Gost - “After” Andy Warhol, 16x22x8 cm.
After” Andy Warhol, 16x22x8 cm.

Vincenzo Chetta: Ciao Giorgio, come va? Ho delle domande sulla tua arte, domande che arrivano direttamente dai lettori. Tralascerei quelle “bizzare”, ma una te la voglio raccontare. Tempo fa, in una fiera d’arte, due persone con piglio esperto osservavano le tue opere, poi uno di loro chiese: “Belle, sono in resina?”. Ed io:“Sì, Giorgio Gost lavora quasi esclusivamente con la resina…”, interrompendomi aggiunse: “Resina? Si, ma resina di…?”. Con un grande punto interrogativo sul volto, ed incalzando enfatizzò: “Resina di pino, di cedro…”. Senza ridere risposi: “Epossidica”. Quasi offeso andò via, sono passati anni e ancora ricordo quel momento! So che tu negli anni hai fatto molta esperienza con la epossidica, anche perché la colatura non permette sbagli o ripensamenti, giusto?

Giorgio Gost: Bravo, risposta molto netta e professionale al “simpatico e divertente” interlocutore!
Si, è vero, gli oggetti reagiscono in modo diverso a questo “miracolo della chimica” che è la resina: la frutta e la verdura in un modo, le lattine in alluminio delle bibite in un altro, le bottiglie di vetro, la stoffa, i salumi, i ghiaccioli in altri modi ancora. Ho eseguito opere con centinaia di oggetti diversi; ero troppo appassionato ed impaziente di vedere il risultato, se buono o negativo, il mattino dopo a solidificazione avvenuta! In laboratorio ho decine di oggetti venuti male appesi, ma averli lì davanti agli occhi mi fa ricordare la procedura da seguire per cercare di ottenere il risultato migliore.

Giorgio Gost -  “Stop time” - Macintosh PowerBook G3 con resina su tela entro teca, 2016, 64x52x20 cm. (Collezione privata BIANCOSCURO - Arch. BS3127-0133)
“Stop time” – Macintosh PowerBook G3 con resina su tela entro teca, 2016, 64x52x20 cm.
(Collezione privata BIANCOSCURO – Arch. BS3127-0133)

V.C.: Vorrei parlare ora del progetto miliare “Stop time!” 

G.G.:“Stop time!” possiamo affermare essere il mio core project, nato tre anni dopo “Percorsi nella Old Economy”, dopo il devastante terremoto del Giappone del 2011, con l’intento di salvare per le generazioni future gli oggetti che ci circondano: denaro, pasta, biscotti, the e caffè, uova, ghiaccioli, acqua, bibite vini e champagne, componenti d’auto, orologi, profumi, CD e vinili sino ad arrivare a quotidiani, libri, cataloghi e riviste d’arte.

V.C.: A proposito di riviste d’arte, nel 2014 hai avuto un’idea gentile e geniale, salvare il numero 1 di BIANCOSCURO (copertina dedicata a Giorgio Laveri) rendendolo una vera e propria opera d’arte da collezionare, come ti è venuta questa idea? 

G.G.: Era una sfida che ho accettato con molto piacere: il numero 1 di una serie va portato a futura memoria, ma la sfida, quello che mi preoccupava, era renderlo ancora leggibile ai posteri e agli archeologi dei prossimi millenni. Con la pellicola che copre la carta ci sono riuscito, lo potranno rompere con martello e scalpello e potranno leggere ancora le pagine che con la sola resina si sarebbero imbevute ed incollate. Anche di questo numero con la mia intervista ne vorrei “salvare” diverse copie per il futuro.

l’artista Giorgio Gost
L’artista Giorgio Gost, sullo sfondo “Stop time” BIANCOSCURO Art Magazine

V.C.: Portare avanti questo lavoro ti ha permesso anche di essere presente nelle maggiori fiere italiane con una presenza costante, migliaia di visitatori in questi anni, passando davanti allo stand BIANCOSCURO, hanno potuto informarsi sulla rivista ed al tempo stesso conoscere dal vivo la tua arte, ma quali sono le tue esposizioni che ricordi con maggiore emozione?

G.G.: Palermo, Catania, Napoli, Roma, Pavia, Milano, Novara, Reggio Emilia, Parma nelle varie istituzioni e Gallerie d’Arte che mi hanno ospitato, ma confessiamo la verità: mi sentivo fortissimo ed “unico al mondo” con le bolle e “Pluri-bolle!” pubblicate a partire dal catalogo Gost-1. Se tutto è partito è stato merito di un gallerista, Maurizio della Mag Arte di Mantova, che ha iniziato a portare le mie opere nelle fiere d’arte italiane e di quel, all’epoca, giovanissimo Pablo Carrara ora Presidente della casa d’aste Meeting Art, che nel settembre 2009 ha messo in asta il mio quadro copertina del catalogo Gost-1, presentando catalogo e opera in diretta nel pre-asta!

Molto importante è ovviamente la partecipazione alla 54°Biennale di Venezia con il “Manifesto dell’Art Economy” redatto insieme al critico d’arte Alessandro Celli. Sì, ringrazio tantissimo Alessandro Celli per avermi seguito, per averne scritto nei forum di arte e per i testi… è stata una bellissima esperienza e lì, alla Biennale, avevo presentato un “Pluri-bolle!” composto da ben 40 bolle su 40 tele 20×15 cm.

Giorgio Gost - “After” Jeff Koons, 34x35x8,5 cm.
“After” Jeff Koons, 34x35x8,5 cm.

V.C.: C’è un tuo altro filone, lo definirei spin-off del progetto “Stop time”, la serie “After”, ce ne puoi parlare?

G.G.: La serie “After” è ispirata agli artisti contemporanei viventi e anche agli artisti che hanno lasciato la loro impronta nella storia dell’arte contemporanea: “After Manzoni” rappresentante il famoso “Uovo” con la sua impronta sul guscio bianco, e “After Warhol”, la classica e famosissima zuppa in scatola Campbell’s. Questi sono i primi pezzi, ai quali ne sono seguiti molti altri in omaggio dei grandi artisti come ad esempio Fontana, De Chirico, Boetti, Gilardi, Hirst, Koons, Kostabi, Basquiat Schifano, Festa, Vasarely e opere originali di Laveri, Peter Hide 311065, Alfredo Rapetti Mogol, Corpora, Paola Romano, Botin, Meli, Aubertin, Bassani, ecc… fino agli “After Giorgio Gost”. Questi ormai  “Pietrificati” non rischiano più di deteriorarsi e di andare persi nei prossimi millenni per mancanza di manutenzione o restauro. Quanti artisti famosissimi per un certo periodo sono poi stati dimenticati, abbandonati e persi dai secoli scorsi ai giorni nostri?

Giorgio Gost - “After” Damien Hirst, 28x21x18 cm.
“After” Damien Hirst, 28x21x18 cm.

V.C.: Molti, confermo che gli artisti dimenticati sono molti. Ora, ho ancora qualche domanda prima di parlare dello scoop relativo ai “Pluri-bolle!”, domande e curiosità dei lettori. Partiamo con ordine, come è nata in te la passione per l’Arte?

G.G.: Mi è sempre piaciuto tantissimo colorare cose semplici nei vari filoni: figurativo, astratto, geometrico e, visto che nell’azienda dove lavoravo si usavano resine poliestere ed epossidica, facevo esperimenti con queste su carte e tele.

V.C.: Da chi o da cosa, trai maggiormente ispirazione?

G.G.: Giorgio De Chirico, Lucio Fontana, Alighiero Boetti i “Numeri Uno” che poi ho salvato su molte tele per i prossimi millenni, e poi Fernadez Arman anche se mi definisco Anti-Arman… Lui con il suo concetto distruggeva e bruciava gli oggetti, io al contrario cerco di salvarli al meglio che posso come per scattare una fotografia sulle cose reali di questa epoca che mi trovo attorno… Mi ringrazieranno gli archeologi nell’anno 6.000? 

V.C.: Hai mai pensato di creare l’archivio Giorgio Gost?

G.G.: Direi di si, in pratica, in un modo “semplice, concreto ed elementare”, proprio come mi piacciono le cose, l’archivio sarebbe quasi già completato. Ho il 90% delle foto delle opere già suddivise per anno e per numero che trovate scritto dietro alle mie opere. Manca il 10% di foto da recuperare perché non venute bene o non recuperabili dai file… Benedetta elettronica della new economy!

V.C.: Un consiglio che daresti ai giovani che desiderano intraprendere la carriera di artista?

G.G.: Pensateci una, due, tre, dieci volte. Appassionante, come vivere in un mondo fantastico, ti volano le ore senza che te ne rendi conto, ma bisogna ricordarsi anche di fare i conti con la realtà: nell’anno 2016 per il mio bene, il commercialista voleva farmi chiudere la Partita Iva. Avevo sforato molto con le spese ed erano naufragate le aspettative che avevo con alcune gallerie ed alcune televendite. Ho pensato di “reinventarmi” bussando la porta a parecchie aziende per reperire oggetti più o meno particolari da trasformare in opere d’arte. Sono riuscito così a sistemare i conti e proseguire con la mia grande passione. Ancora oggi non ho Fondazioni, Musei o famosissime gallerie che mi aiutano, ma tante commesse da aziende e piccole gallerie che mi fanno tenere i conti in ordine.

V.C.: Parliamo ora del segreto delle “Pluri-bolle!”, un segreto rimasto celato da oltre 10 anni…

G.G.: Il segreto delle “Pluri-bolle!” è che alcune di quelle bolle, ormai parte integrante dei quadri, le ho scritte io appena ventenne. Tanti ricordi dell’epoca, con quelle bolle scritte a mano, i clienti, le consegne a Parma, Piacenza e Reggio Emilia con il furgone Volkswagen T2 a 9 posti senza i sedili dietro (quello amatissimo anche dagli hippy negli anni ‘70), tante aziende che nei 40 anni seguenti purtroppo hanno chiuso. Le prime opere hanno delle bolle eseguite tra il 1988 ed il 1989; passati i 10 anni di conservazione fiscale dalla loro emissione, per evitare la distruzione le ho salvate sulle tele. Ora ho 60 anni, è dal 1978 che ho iniziato a maneggiare quelle bolle, prima da dipendente e poi fra i titolari dell’azienda. In alcuni quadri, che sono stati esposti in diverse mostre, avevo addirittura salvato le mie buste paga.

Giorgio Gost Pluri-Bolle!
Pluri-Bolle! Percorso nella Old Economy – 2013, bolle d’accompagnamento su tela dipinta sotto resina, 76x61x6 cm.
(Collezione privata BIANCOSCURO – Arch. BS3127-0132)

V.C.: Devo essere sincero, da come ne parlavi e le osservavi, in passato avevo avuto un sentore, ma non avrei mai pensato che le bolle salvate erano addirittura state manoscritte da te! Un bel valore aggiunto alla serie, che se non erro, già qualche anno fa, aveva una quotazione doppia rispetto alle opere “Stop time” o “After”

G.G.: Si, ed in effetti anche se ad una “elite” di collezionisti erano piaciute moltissimo, penso per la loro stranezza e per la loro unicità, ed avevano raggiunto ottime quotazioni (anche voi di Biancoscuro conoscete diversi collezionisti che ne sono in possesso). Cercate di convincerli a rimetterne sul mercato, così le posso rivedere e vedere se c’è ancora interesse per tutte, a prescindere che siano o no vergate da me!

V.C.: Ci proverò! Adesso, prima di salutarti vuoi anticiparci qualcosa di un tuo prossimo progetto?

G.G.: Per ora si continua con il fantastico ed infinito filone delle lattine olio motore. Sono riprese le fiere di componenti per automobili e moto e vi è fortissima richiesta (alcune si trovano spesso anche in gallerie d’arte e case d’asta): Shell, Esso, Mobil, Castrol, Valvoline, Motul, Gulf, Total, Texaco, Avia, Elf, Igol, Petronas in metallo, dagli anni ‘30 agli anni ‘80, un panorama immenso! Poi appena possibile si torna a vini e champagne… Peccato non vi sia molto interesse fra i produttori di cioccolatini, ci tornerei a lavorare molto volentieri.

Giorgio Gost - “Stop time” Olio vintage
“Stop time” Olio vintage

V.C.:  Quali sono i prossimi appuntamenti per poter ammirare le tue opere?

G.G.: Fiere nazionali ed internazionali con Biancoscuro, BilliRayArt, M.A.Fine Art ed una mostra a Pietrasanta in luglio/agosto presso Galleria Spazio Dinamico Arte, e per finire, una mostra ancora in via di definizione a Savona  

V.C.: Grazie mille Giorgio per il tuo prezioso tempo, sono certo che i lettori di BIANCOSCURO avranno trovato molto utile e interessante la tua storia.

G.G.: Grazie mille a voi e complimenti per la sempre attuale e frizzante rivista Biancoscuro, ormai da tempo proiettata all’anno 6.000. Avanti tutta!