Hope | Degrado ambientale ed ecosostenibilità

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La solo exhibition di Gianni Depaoli

“Gimme Shelter” Rimando alla celebre canzone dei Rolling Stones. Una campana di vetro, fortemente crepata su un lato, che custodisce al suo interno una preziosa e intatta “schiusa di ovatura”. L’uomo, attraverso l’antropizzazione selvaggia e tutto ciò che essa comporta, sta incrinando irrimediabilmente il fragile equilibrio dell’ambiente, minacciando al contempo la natura e l’umanità stessa.

Il 12 luglio scorso, presso Sala Trasparenza del Palazzo della Regione Piemonte, a Torino, si è inaugurata una importante rassegna dedicata all’artista internazionale Gianni Depaoli:“Hope”.

Gianni Depaoli e la Dott.ssa Viola Erdini, Presidente Fondazione Edo ed Elvo Tempia per la lotta contro i tumori, durante la presentazione della mostra “Hope”

Questa mostra intitolata alla speranza di una nuova ripartenza dopo questi anni difficili sotto ogni punto di vista (sanitario, sociale, economico, ambientale), vede in esposizione alcune delle opere più significative di Depaoli, sotto la cura di Mark Bertazzoli, che così commenta: “Una sorta di esposizione antologica, ecosostenibile e a scopo sociale per la ricerca, particolarmente attuale e dalla forte carica espressiva. Il titolo della mostra, messaggio di buon auspicio per una “rinascita” a lungo attesa, si pone in continuità con la rassegna tenutasi nel 2020 presso il MACIST di Biella, che già aveva proposto un primo nucleo di opere inedite, attinenti al nuovo indirizzo intrapreso dall’artista piemontese.”

“Afrodite”,  2020, tronco castagno,  schiuse di ovature marine, 250×100 cm.

Gianni Depaoli è un artista concettuale, trasforma elementi organici marini in creazioni materiche affascinanti che rievocano il vissuto del pianeta. Le sue opere hanno il compito di sensibilizzare sul tema del degrado ambientale e trasmettere sensazioni di nuova vita, o di un ritorno alla vita, senza mai però intraprendere atti di denuncia, ma semplicemente mostrando al fruitore il ritratto di quello che accade, e che accadrà. Si batte per questa causa da oltre vent’anni, con numerose installazioni e mostre. Oggi più che mai possiamo tutti comprendere quanto sia necessario fare nostri i temi della sostenibilità ambientale per cercare di limitare i danni già fatti al pianeta che abitiamo, sempre più secco e caldo a causa delle azioni intraprese dall’uomo, in nome di un benessere illusorio.

 “Profumo di pesce”, 2019, vasetti in vetro, inclusione di profumi di pesce, legno, 70×60 cm. 

La mostra “Hope”, terminata lo scorso 29 luglio, è stata organizzata da Fondazione Tempia di Biella, che dal 1981 si occupa di prevenzione dei tumori, cura, assistenza dei malati e ricerca sul cancro, alla quale Depaoli ha donato la nuova collezione “Anime Silenziose 2.1”, composta di 49 opere numerate, per una raccolta fondi a favore della ricerca sul cancro. Lungo il percorso espositivo abbiamo potuto lasciarci coinvolgere da “Porzione di mare”, “Acque sporche”, “Afrodite”, “Abisso rosso_Challenger 10.994”, “Suture”, “Occhi”, “Estinzione”, “Resilienza”, “Spiedino di mare”, “Plastic fish”, “Pesca industriale”, “Electric pulse fishing”, “Profumo di pesce” oltre a due opere inedite e particolarmente significative: “Seminare sul nulla non dona buoni frutti” e “Gimme Shelter”. Per creare le sue opere, Depaoli usa inchiostri e pelli di cefalopodi trattati per la conservazione e manipolati per indagare e trasformare la materia, scoprirne bellezza e trasparenza.

L’opera “Hockey stick” è il sunto della mostra “Hope”.  Il termine grafico della mazza da hockey è stato reso popolare dal climatologo Jerry Mahlman, per descrivere lo schema mostrato dalla ricostruzione di Michael Mann e rappresenta l’andamento del clima negli ultimi 2000 anni.

Concludo con le parole della storica dell’arte Maria Flora Giubilei, già direttrice della Galleria d’Arte Moderna Genova Nervi: “L’ultima frontiera della storica trash art, quella che Depaoli ha ribattezzato organic trash art, che sollecita l’attenzione nei confronti del materiale meno gestibile da parte di un artista, quello del rifiuto più “rifiutato” perché organico. Depaoli li trasforma in testimonianze che hanno la concretezza del reperto, in racconti che dalle profondità marine giungono sin sulla terraferma per incontrare gli stenti di pescatori non globalizzati”

“S.O.S.”, 2020, tecnica mista su legno marino, pelle e inchiostro di calamaro, ovature, metacrilato, 75×45 cm. 

Gianni Depaoli (1961). Artista materico, vive e lavora a Candia Canavese in un ex magazzino frigorifero, ribattezzato dall’artista Museo “Menotrenta”. 
Dal 2007 partecipa a mostre e installazioni sul degrado ambientale e umano, progetti itineranti sostenuti da musei e da Enti Istituzionali: Mare Nero Museo di Bergamo, Allarme Ambiente Museo di Scienze Genova, Rossomare Galleria di Arte Moderna di Genova, Biennale Italia-Cina, Biennale Venezia Padiglione Italia, Fondazione Piaggio, G.A.M. Genova, Ambasciata Monaco ospitano le sue opere. La nuova sperimentazione lo porta dal 2012 a utilizzare un materiale nobile organico, “le pelli e l’inchiostro dei pesci e cefalopodi”, che seleziona in Asia Sud Orientale e Nord Europa dove ha fatto esperienza. Premiato in numerose manifestazioni tra le quali la Biennale di Asolo, GemLucArt Montecarlo; invitato al Museo del Porto di Portofino con un’opera site-specific. 
Quando non è impegnato nel suo studio, si dedica alle sue altre passioni: legge libri d’arte, si rilassa dipingendo e ascoltando musica. È possibile contattarlo scrivendogli all’indirizzo di posta elettronica arte@giannidepaoli.it o Facebook e Instagram.
Gianni Depaoli, in occasione della mostra “Hope” ha creato e donato la nuova collezione “Anime Silenziose 2.1”, composta di 49 opere numerate, per una raccolta fondi a favore della Fondazione Tempia di Biella, che dal 1981 si occupa di prevenzione dei tumori, cura, assistenza dei malati e ricerca sul cancro.