JAPAN. BODY PERFORM LIVE 

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Continua al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano la serie di approfondimenti dedicati alle culture extraeuropee che ci porta a conoscere aspetti e tematiche più o meno conosciute di diversi paesi, attraverso l’arte contemporanea.
Con la mostra JAPAN. BODY PERFORM LIVEResistenza e resilienza nell’arte contemporanea giapponese, è la volta del Giappone, dove 17 artisti si alternano con le loro opere, figlie di una cultura diversa dalla nostra ma non così lontana, condividendo dubbi, timori, creatività, incoerenza, sperimentazioni e bellezza.

Yuko Mohri, JAPAN. BODY PERFORM LIVE

Curata da Shihoko Iida e Diego Sileo, l’esposizione collettiva mette in luce la situazione politica e sociale del Giappone, con un particolare focus sul corpo, testimone fisico dell’anima e forza motrice pragmatica del pensiero.
Attraverso differenti pratiche artistiche vengono analizzati criticamente più aspetti, spesso correlati tra loro, della cultura del Paese del Sol Levante, come l’ambiente, la materialità e la tecnologia.
Tra foto, installazioni e video, la narrazione espressiva della comunità nipponica si concretizza, dando forma a un dialogo che comprende giapponesi e visitatori alle prime armi ed esperti critici.

Le riflessioni di sette uomini, nove donne ed un collettivo, conducono in maniera ricorrente al tema dell’identità, coinvolgendo i corpi degli artisti che ne rappresentano i vari aspetti.
Nella prima sala, nel video della sua performance Cut Piece, Yoko Ono chiede al pubblico di tagliare con delle forbici dei pezzi del suo abito, mentre impassibile, a poco a poco, rimane sempre più nuda di fronte agli spettatori.
Saburo Muraoka, con la sua installazione Body Temperature, sperimentazione fisica poi trasformata in opera concettuale, indaga la temperatura corporea, prova indiscutibile dello stato di salute di un organismo.

Yoko Ono Cut Piece 1964/1965 Performed by the artist as part of New Works of Yoko Ono,© Yoko Ono Courtesy

Continuando il percorso espositivo, ci si imbatte in un’inquietante video in bianco e nero, firmato Chiharu Shiota, dove una donna, immersa in una lurida vasca colma di una misteriosa melma scura, si versa inquietantemente il liquido sul capo.
I corpi in queste opere combattono per rimanere in vita pur conoscendo la caducità del loro essere.
Gli abiti fluttuanti dell’installazione dal titolo Empty Body della stessa autrice, tornano a testimoniare l’esperienza della vita e della morte, evocando una figura umana assente, forse nascosta dall’interferenza ottica provocata dai fili che pendono all’ingiù.

Chiharu Shiota, JAPAN. BODY PERFORM LIVE

Tramite la fotografia, l’artista Lieko Shiga, interroga la fragilità umana, sperimentando sul campo le difficoltà delle persone e dei luoghi immortalati, dopo un tragico evento come uno tsunami.
Chikako Yamashiro, presenta Mud Man, installazione video proiettata su tre schermi, che tra immagini di guerra e musica beatbox, vede i suoi protagonisti uscire da un tunnel, metafora del ritrovamento della propria identità, soffocata da un’occupazione militare, specchio della passata e presente situazione vissuta ad Okinawa, città natale dell’arista.

Lieko Shiga, JAPAN. BODY PERFORM LIVE

L’esperienza continua al piano superiore, dove si arriva alla sala più irriverente e provocatoria del Padiglione: una serie di video installazioni che ritraggono un ubriaco Bin Laden trasferitosi in Giappone, il primo ministro giapponese che tiene un discorso teatrale e sconclusionato suggerendo la chiusura delle frontiere ed infine la testimonianza dello smantellamento di una centrale nucleare che dura da troppi anni.
Queste opere di Makoto Aida, toccano temi socialmente, politicamente ed economicamente scomodi, con un’ironia tagliente e una satira che vanno a scontrarsi con il conformismo spesso presente nel pensiero nipponico.

Makoto Aida, JAPAN. BODY PERFORM LIVE

Nell’ambiente successivo, Meiro Koizumi, lascia tutti paralizzati con il video We Mourn The Dead of the Future, installazione video basata su una performance dell’artista dove le persone vengono immobilizzate e gettate sul terreno, come se si stesse assistendo ad una condanna, ed a ricoprire il ruolo di giustizieri sono dei funzionari dello Stato, amara considerazione sul rapporto tra cittadino ed istituzione, potere e controllo.

Meiro Kozumi, JAPAN. BODY PERFORM LIVE 

La mostra si conclude con le fotografie di Mari Katayama, a cui sono stati amputati gli arti inferiori all’eta di 9 anni, che ritraggono il corpo della fotografa in pose eleganti e seducenti, nel mezzo di scenografie curate in ogni minimo particolare, che arricchiscono gli scatti con oggetti curiosi e bizzarri che ricordano i manufatti all’interno delle Wunderkammer.
Un fisico imperfetto risulta fiero ed attraente, mettendo in discussione i canoni estetici che affliggono molte persone, specialmente le donne, nella maggior parte delle culture.

La resilienza e la resistenza si fanno arte in via Palestro 14, dove, in concomitanza alla mostra è stata organizzata anche una rassegna in 9 titoli dedicata al cinema giapponese, alla Cineteca Arlecchino, dal 16 dicembre al 10 febbraio.

PAC - Padiglione d’Arte Contemporanea 
Via Palestro, 14, 20121 Milano
22.11.2022 - 12.2.2022
orari: 10-19:30, giovedì 10-22:30
chiuso lunedì