L’arte del manifesto giapponese

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Presentazione all’ADI Design Museum a Milano

“I manifesti sono una via dell’arte con cui la società giapponese si esprime da alcuni secoli con intensità e maestria più di ogni altra nel nostro mondo moderno e contemporaneo. Oltre che per la loro bellezza è anche per questo motivo storico e sociale che presi a occuparmene oltre quarant’anni fa e da allora non ho mai smesso di studiarli e di dialogare con i loro autori...” Così si apre il testo di Gian Carlo Calza, autore del volume L’arte del manifesto giapponese, edito da Skira, che sarà presentato mercoledì 11 maggio alle 18 all’ADI Design Museum a Milano (Sala -1).

Con l’autore, interverranno Elisabetta Scantamburlo, curatrice, critica d’arte e traduttrice, che ha collaborato alla realizzazione del volume, Giuseppe Mazza, docente Copywriting, Università Iulm di Milano e pubblicitario, Mario Piazza, professore associato Scuola del Design, Politecnico di Milano.

Attraverso una vasta selezione di artisti e di opere, il volume – il più completo sull’argomento finora mai pubblicato – ripercorre circa 70 anni della storia del manifesto giapponese, dal 1955 fino al 2020, con l’intento di colmare una lacuna sulla storia della grafica giapponese, quella relativa ai primi due decenni del nuovo millennio, raccontando da un lato il passato, con l’opera dei grandi maestri, e dall’altro esplorando nuovi nomi e tendenze.

Per comprendere il design del manifesto giapponese contemporaneo bisogna prima capire il rapporto ambivalente che esiste in Giappone tra pubblicità e design grafico. In alcune culture il design pubblicitario e quello grafico sono ritenuti discipline separate. Nel caso del Giappone, i confini tra design grafico e pubblicità sono inconsistenti o, forse più precisamente, inesistenti. In Giappone abbiamo un buon design grafico, una buona pubblicità e anche una sorta di via di mezzo e nessuno di essi confligge con l’altro. E ci si aspetta che i graphic designer e gli art director pubblicitari siano competenti nei rispettivi campi. Questa è la premessa da cui bisogna partire per apprezzare appieno la cultura contemporanea del manifesto giapponese. (Satoh Taku, graphic designer).

Gian Carlo Calza, già professore di Storia dell’arte dell’Asia orientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è esperto di cultura e arte giapponese, curatore e autore di numerosi saggi sul tema.