BIANCOSCURO, l’editoriale di ottobre-novembre ’18

⏰ lettura 2 min. É di qualche giorno fa la notizia dell’aggressione ai danni della performer Marina Abramović, attuata durante un incontro con il suo pubblico, a Firenze, dove si è inaugurata una interessante mostra sulla sua arte performativa […] Il genere umano mi ha stupito ancora una volta. C’è un uomo di mezz’età, che si definisce “artista”, che va in giro a imbrattare le opere monumentali e a spaccare quadri in testa alle icone da lui stesso dipinte…

Marina Abramović

⏰ lettura 3 min. Dal cortile, alla Strozzina, al Piano Nobile: Marina Abramović arriva a Palazzo Strozzi, e lo fa alla grande. Sarà possibile immergersi nelle sue riflessioni (e rifletterci) fino al 20 gennaio prossimo, non abbiamo dunque scuse per perderci un evento di questa portata. “The Cleaner” è la prima retrospettiva italiana dedicata alla più controverse delle performer contemporanee, quella che ha rivoluzionato completamente l’idea di performance artistica, mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione. Un esordio come pittrice figurativa e poi astratta, è negli anni Settanta che inizia il lavoro nella performance attraverso l’utilizzo diretto del proprio corpo, come testimoniato in mostra da opere come la serie “Rhythm” (1973-1974) e “Thomas Lips” (1975), in cui l’artista si espone a dure prove di resistenza fisica e psicologica. Nel 1975 conosce l’artista tedesco Ulay con cui nasce un rapporto sentimentale e professionale; insieme creano celebri performance di coppia come “Imponderabilia”, dove il pubblico è costretto a passare attraverso i corpi nudi dei due artisti come fossero gli stipiti di una porta. La fine della loro relazione sentimentale e professionale si celebra nel 1988 con la performance “The Lovers”: i due artisti si incontrano per dirsi addio a metà della Grande Muraglia cinese, dopo aver percorso a piedi duemilacinquecento chilometri ciascuno, partendo lei dall’estremità orientale e lui da quella occidentale.