La ragione nelle mani

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A Ginevra una mostra di Stefano Boccalini tra linguaggio e sapere artigiano

Ha da poco inaugurato a Ginevra alla Maison Tavel/Musée d’Art e d’Histoire la mostra La ragione nelle mani, ideata dall’artista Stefano Boccalini con la collaborazione di quattro artigiani della Valle Camonica.

La mostra, curata da Adelina von Fürstenberg, è il frutto di un progetto realizzato dalla Comunità Montana di Valle Camonica e Stefano Boccalini, in collaborazione con Art for the World Europa, risultato tra i vincitori della ottava edizione del bando Italian Council, programma a supporto dell’arte contemporanea italiana nel mondo promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il progetto si muove su due livelli, quello del linguaggio e quello dei saperi artigianali, attraverso il coinvolgimento della comunità locale. L’opera complessiva di Boccalini, infatti, è composta da sette manufatti realizzati in Valle Camonica da quattro artigiani affiancati ognuno da due giovani apprendisti, giovani interessati a confrontarsi con pratiche artigianali appartenenti alla tradizione camuna: la tessitura dei pezzotti, l’intreccio del legno, il ricamo e l’intaglio del legno. Forme artigianali che storicamente ricoprivano una funzione di primaria importanza nel tessuto sociale e culturale della Valle, che oggi faticano a resistere ai cambiamenti imposti dalla modernità e delle quali ormai pochi conoscono ancora le antiche tecniche di lavorazione. 

La ragione nelle mani ha preso il via con un laboratorio che ha coinvolto i bambini del comune di Monno (Brescia), ai quali è stato raccontato il significato di un centinaio di parole intraducibili che sono presenti in molte lingue (intraducibili perché non hanno corrispettivi nelle altre lingue e che possono essere solamente spiegate). Insieme ai bambini sono state scelte circa venti parole che identificano il rapporto tra uomo e natura e tra gli esseri umani. Le parole sono state, infine, sottoposte alla valutazione degli artigiani per capire quali potessero essere le più adatte ad essere trasformate in manufatti artistici. Sono state così scelte nove parole che sono diventate il materiale su cui gli artigiani hanno lavorato insieme ai loro giovani e appassionati apprendisti fino a realizzare i manufatti esposti ora nella sede museale ginevrina. 

Queste le nove parole scelte e i loro significati in sintesi: ANSHIM Sentirsi in armonia con sé stessi e con il mondo (coreano), BALIKWAS Abbandonare la propria confort zone (filippino), DADIRRI Quieta contemplazione e ascolto profondo della natura (aborigeni australiani), FRILUFTSLIV Connessione con l’ambiente e ritorno al legame biologico tra uomo e natura (norvegese), GURFA L’acqua che si riesce a tenere nel palmo di una mano come metafora di qualcosa di molto prezioso (arabo), OHANA La famiglia che comprende anche gli amici e non lascia indietro nessuno (hawaiano), ORENDA La capacità umana di cambiare il mondo contro un destino avverso (indigeni nordamericani), SISU La determinazione nella ricerca del benessere nella quotidianità (finlandese), UBUNTU Sono chi sono in virtù di ciò che tutti siamo (Africa meridionale).

“Viviamo in un’epoca – afferma Boccalini in cui le parole sono diventate un vero e proprio strumento di produzione e di captazione di valore economico, e hanno assunto una dimensione sempre più importante all’interno del contesto sociale. Attraverso il loro uso cerco di ridare un peso specifico e un valore collettivo al linguaggio, che per me è il “luogo” dove la diversità assume un ruolo fondamentale, diventando il mezzo con cui contrapporre al valore economico il valore “del comune”.

La mostra si compone di un raffinato ricamo bianco su bianco a “punto intaglio”, montato e incorniciato come un quadro, che riporta le 3 parole ANSHIMDADIRRI e FRILUFTSLIV; legni di noce sapientemente intagliati che raffigurano le 2 parole GURFA e UBUNTU; cinque manufatti di legno nocciolo intrecciato, realizzati con la tecnica utilizzata per la creazione di cestini e gerle, che insieme compongono la parola OHANA; tre pezzotti, tappeti fatti con tessuti lavorati a telaio manuale, ciascuno dei quali riproduce una parola: ORENDA, SISU e BALIKWAS.

“L’esecuzione del lavoro di Boccalini non è una questione da poco – afferma la curatrice Adelina von Fürstenbergle opere non sono fabbricate semplicemente seguendo istruzioni date a priori, ma sono eseguite dall’artista stesso insieme agli artigiani, coinvolti in uno scambio di sapere fra la poetica del lavoro e la tradizione artigianale, incorporandone le conoscenze nella pratica artistica e pedagogica. In questo, Boccalini si inserisce appieno nella tradizione dell’Arte Povera, un’arte che non interpreta ma semplicemente percepisce il fluire della vita e dell’ambiente, utilizzando materiali fino ad allora mai considerati, e ponendo la propria attenzione non tanto sull’opera d’arte quanto invece sul processo di creazione stesso.

“Il risultato di tutto questo lavoro – conclude Boccalini non è rappresentato solamente dalle opere, ma anche dal processo che ha portato alla loro costruzione. Un processo che ha rimesso in circolo le conoscenze e le pratiche legate alla tradizione della valle ma con nuove prospettive e consapevolezze”.

La mostra è aperta fino al 27 giugno 2021.

http://institutions.ville-geneve.ch