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L’edificazione dello sguardo | SHOWCASES GALLERY

⏰ lettura 4 min.

Di cosa è fatto il nostro sguardo sul mondo? Cogliamo prima la forma, il colore o il senso? Di certo la discriminante più importante a cui tutti facciamo riferimento, quando pensiamo alla visione nell’accezione metaforica, è il dualismo tra un mondo a colori e uno in bianco e nero. Due modalità del guardare che sono spesso lo specchio di due modi di sentire, di emozionarsi e relazionarsi con la realtà che ci circonda.

Lo sguardo fotografico di Isabella Rigamonti sembra esplorare questi percorsi e li riconosciamo nei suoi cicli fotografici perché tutti sono caratterizzati dall’accostamento del colore e del bianco e nero, tanto quanto dalla scomposizione della forma e dalla ricerca di un certo equilibrio dinamico d’insieme.

Isabella non sceglie mai tra una fotografia a colori e una in bianco e nero come tanti che, come lei, sperimentano le due modalità espressive e le tengono distinte. Nelle sue immagini fotografiche le due visioni sono contemporanee. Utilizza, a questo scopo (soprattutto nel primo periodo) la tecnica del collage tradizionale ovvero con il taglio a forbice e non digitale. Una sorta di desiderio manifesto di tenere insieme due mondi possibili, di ricucire delle spaccature che non sono casuali, ma scelte, ovvero che lei procura volutamente come a sperimentare l’ipotesi scompositiva del caos. Questo aspetto si evidenzia per lo più nelle prime serie fotografiche dove rappresenta i cieli, le architetture e le visioni urbane.

Le ricomposizioni a collage mettono a confronto non solo due sguardi possibili, due emozioni potenziali – bianco e nero – ma esprimono tutta la capacità dell’Uomo di tenere insieme questo dualismo visivo come convivere con il buono e il cattivo, il bello e il brutto, il tragico e il comico. Il risultato si presenta come una fotografia caratterizzata da frammentazioni dinamiche che ricordano certi lavori di ricerca fotografica e pittorica da primo Novecento con chiari rimandi al periodo Futurista. Tuttavia, in queste fotografie Isabella, non enfatizza il movimento esaltando la possibilità di rendere manifesto il punto di partenza e d’arrivo di un percorso, quanto la possibilità che tutto ciò che si muove possa subire un’interruzione della sua traiettoria o tragitto e della necessità e capacità dell’Uomo di ricomporre, in modo nuovo, una storia. La fotografa compie un lavoro di sezione e ricomposizione della frammentazione del mondo alla ricerca di un nuovo senso, di un nuovo equilibrio e di una nuova armonica bellezza nonostante tutto. Un lavoro fotografico che ricorda il Kintsugi ovvero la tecnica orientale di riempire d’oro le crepe degli oggetti rotti e ricomporli a testimonianza del valore importante della composizione delle ferite. Nella fotografia di Isabella, però, non è il caso che cambia il mondo, ma è lei che taglia il quadro visivo scegliendo di presentarlo a piccole sezioni e di ricomporlo, a testimonianza non solo del fluire e divenire del mondo, ma del potere razionale di riorganizzarlo. Il suo è uno sguardo che cerca nel Tutto il frammento per renderlo bello e possibile come per prepararsi alla catastrofe e prefigurarsi che tutto comunque potrà essere ricomponibile e riparatorio. Una sorta di edificazione dello sguardo che tradisce la sua preparazione professionale di architetto.

Questa tecnica del frammentare e ricomporre le forme e l’insieme delle cose porta Isabella, nell’ultimo periodo della sua ricerca, a sperimentare un altro modo di guardare il mondo concentrandosi su piccoli oggetti di uso quotidiano, in particolare in ambito domestico. In questa serie, che chiama non solo “Nature morte”, ma anche “La forma fluida”, la ricomposizione non ha più tagli netti da collage, ma transizioni che invitano il nostro sguardo a passare attraverso le cose fino a legarne insieme i nessi, i colori e le emozioni.

I soggetti fotografati in questi cicli sono, in particolare, suppellettili in vetro o in ceramica come tazzine e teiere o bicchieri e brocche di vetro. L’obiettivo fotografico si sposta dall’esterno all’interno, nella casa, nel focolare domestico a evocare momenti di socializzazione tra un bicchiere di vino e un pasticcino bevendo il tè.

La scelta di rappresentare nessun elemento vivo, spesso frequente nelle raffigurazioni delle nature morte, ma solo dei piccoli manufatti, fragili, di domestica e – per lo più – quotidianità femminile dal sapore d’altri tempi, fa pensare a una riconciliazione con il passato, alla delicatezza dei movimenti, alla cura. Qui, la forma “fluida” diventa “sostanza” comportamentale. 

La natura morta rappresentata è – come da tradizione nella storia dell’arte – un richiamo alla caducità della vita terrena che si contrappone all’eternità del divino. Tuttavia è nelle piccole cose, nelle cure quotidiane che si consuma e celebra la cura per l’Uomo, per il suo corpo e il suo spirito. Un bicchiere d’acqua, un pasto, una serata con gli amici, una chiacchierata con un amico o un’amica e quel mondo bianco e nero, sembra perdere la rigidità dei contorni e delle forme. L’insieme si compenetra, per l’appunto la “forma” diventa “fluida” e appare una sorta di tessitura di forme e colori che tiene insieme le cose e le difficoltà dell’esistere attraverso la cura dell’altro fatta da piccoli gesti, e piccoli oggetti che, nelle loro fragilità, esprimono tutta la forza dell’amore.

Forse è per questo che gli ultimissimi lavori di Isabella rappresentano direttamente il sacro e gli oggetti votivi, una sorta di ricerca del simbolico e della spiritualità mercificata e raffigurata per iconografie precostituite che tuttavia tiene insieme le fragilità del mondo e la precarietà del quotidiano.

L'edificazione dello sguardo
Dal 25 marzo al 25 aprile 2023 
Mostra Personale di 
ISABELLA RIGAMONTI
Inaugurazione:
sabato 25 marzo, ore 17.00

SHOWCASES GALLERY
by Franco Crugnola Studio di Architettura
Via San Martino della Battaglia, 11
21100 Varese 
showcases.gallery@gmail.com 
http://showcasesgallery.blogspot.it 

APERTURA: 
DAL LUNEDI AL VENERDI' 
9.00-12.30 e 15.00 – 17.00
SABATO E DOMENICA SU APPUNTAMENTO 

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