
Aperta dal 10 al 13 Settembre 2026
Inaugurazione giovedì 10 Settembre dalle 17:30
Da venerdì a domenica dalle 15 alle 19
Chiasso Perduto – Via de’ Coverelli 4R – 50125 Firenze
Evelyn è un’artista colombiana che indaga sul territorio attraverso le piante ruderali. Queste piante crescono in spazi alterati dalla presenza umana: tra le pietre, nelle crepe dei muri, sui tetti, non appartengono completamente né a una natura idealizzata né a un paesaggio addomesticato, abitano, piuttosto, il territorio della perturbazione.
Per la sua installazione site specific al Chiasso Perduto si concentra in particolare su due piante: il cappero e l’artemisia. Il primo, commestibile e capace di crescere in qualunque interstizio, l’artemisia, invece, introduce una dimensione simbolica e onirica, legata in diverse tradizioni alla protezione e al mondo dei sogni. Queste due piante permettono all’artista di pensare il territorio non soltanto a partire dal suo aspetto o dalla sua classificazione scientifica, ma anche attraverso le relazioni, gli usi e le storie che le piante hanno costruito insieme all’essere umano.
La condizione sotterranea dello spazio diventa un elemento fondamentale, ci permette di immaginare le ruderali da sotto la superficie, che crescono cercando costantemente una via d’uscita verso la luce. Radici costruite a partire da frammenti di dizionari in disuso si appropriano dello spazio. L’archivio, la classificazione botanica, le enciclopedie e il linguaggio, strumenti che utilizziamo per ordinare e comprendere il mondo, vengono qui trasformati in materia visiva. Le parole diventano radici, diventano suoni del passato, lei sceglie infatti di riportare alcune parole arcaiche come simbolo di ciò che ha permesso l’evoluzione. Piante e parole vengono trasformate in ecosistemi nuovi che avvengono nel inframondo immaginato da Evelyn.
Abituati a pensare la città a partire dalla storia, dal patrimonio, dall’arte e dalle sue grandi narrazioni, l’artista rivolge il suo sguardo verso ciò che permane ai margini, verso le piccole forme di vita che resistono, insistono e che crescono silenziosamente tra secoli di pietra, cemento e calce.
Forse è proprio da lì, dal basso e dai margini, che il territorio può iniziare a raccontarci un’altra storia.
A cura di Sandra Miranda Pattin & Francesca Morozzi
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