REMO BIANCO Le impronte della memoria

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Remo Bianco con una sua Pagoda nel cortile della sua abitazione in via Giusti, 1961 ca.

Al Museo del Novecento a Milano dal 5 luglio al 6 ottobre una mostra antologica dedicata all’artista milanese, grande sperimentatore e precursore dei tempi che si definiva un “ricercatore solitario”

Remo Bianco
SACCHETTINI – Senza titolo, 1956
Sacchettini di plastica con all’interno vari oggetti, fissati su tavola, cm 102, 3 x 82,3
Collezione privata


Il Museo del Novecento continua l’attività di ricerca sulla Seconda metà del Novecento attraverso la presentazione di alcuni dei suoi protagonisti, con un’attenzione a coloro che hanno lavorato, con felici esiti sperimentali, nel territorio milanese. Remo Bianco. Le impronte della memoria, a cura di Lorella Giudici con la collaborazione della Fondazione Remo Bianco, presenta oltre 70 opere dell’artista, ripercorrendo le fasi della sua ricerca e rappresentandone i percorsi di vita e di lavoro, intrecciati in un flusso di straordinaria energia creativa.

Remo Bianco
Impronta (Giocattoli), 1956 c.
Calco in gomma con catalizzatore a freddo, cm 42 X 47
Collezione privata

Nella Milano del boom economico, in un’atmosfera culturalmente ed economicamente produttiva, il giovane Remo Bianco conosce e frequenta il grande pittore Filippo de Pisis e il suo entourage. La sua sarà una vita da “ricercatore solitario”, come si era autodefinito, sempre pronto a sperimentare idee nuove, frutto della sua fervida fantasia.

Remo Bianco
TABLEAU DORE’ – Senza titolo,1965
tecnica mista e foglia d’oro applicata su tela , cm 200 x 300
Collezione privata

Questa capacità di inventare e seguire percorsi nuovi l’hanno reso un artista molto peculiare per quei tempi, propositore di prospettive nuove, con un approccio divertito e sempre attento ai materiali e alle intuizioni espressive.

Remo Bianco
Sculture neve – Aerei, 1965
Tecnica: due aerei in plastica e neve artificiale in teca di plexiglas
Misure: (teca) h 20,5 x 20,8 x 20,8 cm
Collezione privata

Dalle Impronte, calchi in gesso, cartone pressato o gomma ricavate dai segni lasciati da un’automobile sull’asfalto, o da tracce di oggetti comuni, come giocattoli o attrezzi ai Sacchettini -Testimonianze, realizzati assemblando oggetti di poco valore – monete, conchiglie, piccoli giocattoli, frammenti – in sacchetti di plastica fissati su legno e appesi come un quadro; dalle prime opere tridimensionali – i 3D – in materiale plastico trasparente o vetro e, successivamente, su legno, lamiera e plexiglas colorato, dove l’immagine è la combinazione di figure poste in successione su piani differenti, che ne esaltano la profondità alla serie dei Collages, basata su un effetto combinatorio di immagini, realizzate con la tecnica del dripping su un unico piano, di tela, carta o stoffa.

Remo Bianco
COLLAGE – SENZA TITOLO, 1955-56
Tecnica mista su tavola, cm 200 x 100
Collezione privata

Dai magnifici Tableaux Dorés, uno dei cicli più noti dell’artista, con sfondo bicolore, trattato a olio o a smalto, su cui sono disposte le foglie d’oro oppure con sfondo monocromo realizzati con paglia o stoffa alle opere di Arte sovrastrutturale che esprimono l’esigenza di fissare nella memoria in modo indelebile ricordi e realtà, come le Sculture neve, teatrini poetici i cui protagonisti sono oggetti comuni tratti dal mondo dell’infanzia, della natura o della vita quotidiana ricoperti di neve artificiale e disposti in teche trasparenti ai Quadri parlanti, tele non lavorate in cotone bianco o nero, oppure impressionate con fotografie, sul cui retro sono posizionati degli amplificatori che, all’avvicinarsi dello spettatore, si attivano emettendo suoni o frasi registrate dall’artista. Il più noto è “Scusi signore…” dove Bianco si auto-ritrae con il dito puntato, immagine già utilizzata nel 1965 quando, in occasione di una personale alla Galleria del Naviglio, la foto compariva su tutti i tram milanesi a coinvolgere l’intera comunità. 

Campagna pubblicitaria sui tram di Milano
per la mostra personale di Remo Bianco alla Galleria del Naviglio
26 maggio-15 giugno 1965

L’esposizione al Museo del Novecento ripercorre il ricco e sorprendente percorso di Remo Bianco esplorando proprio il tema della memoria, attraverso le sue opere e tramite un’esaustiva documentazione d’archivio: cataloghi, manifesti, articoli e fotografie d’epoca.

REMO BIANCO 
Le impronte della memoria

Museo del Novecento
dal 5 luglio al 6 ottobre 2019

Mostra promossa da Comune di Milano
realizzata dal Museo del Novecento 
in collaborazione della Fondazione Remo Bianco

www.museodelnovecento.org
Remo Bianco
Pagoda,1959
Tecnica mista su tela su legno sagomato,
cm 270 x 50 x 40
Collezione privata