L’eleganza immortale in mostra a Palazzo Citterio

Un’eleganza sussurrata, un garbo d’altri tempi pervade oggi le sale di Palazzo Citterio. Chi conosce il lavoro di Giovanni Gastel, sa bene che la sua non era semplice fotografia, ma una raffinata trasmutazione della realtà. A cinque anni dalla scomparsa, la mostra “Giovanni Gastel. Rewind” (visitabile fino al 26 luglio 2026) ci restituisce quell’essenza aristocratica e profondamente empatica che lo ha reso un maestro assoluto.

“Ho frequentato per breve tempo Giovanni immaginando con l’amico Gianni Maimeri di organizzare una mostra delle sue Madonne, fino a quel momento inedite ed ora per la prima volta esposte: non sapevamo che da lì a poco sarebbe mancato. Mi colpì la sua umanità, il suo modo di essere uomo e non fotografo, lo status e il successo non avevano offuscato il suo essere, e ricordo poi la gentilezza, l’attitudine a empatizzare con l’altro; e non mi stupisce che ‘umanità’sia l’attributo che tutti quelli che lo hanno conosciuto usano per definirne il carattere.”, con queste parole di Angelo Crespi (Direttore Generale Pinacoteca di Brera, Palazzo Citterio, Biblioteca Nazionale Braidense) cogliamo subito la centralità della mostra.

Non aspettatevi la didascalica parata cronologica. Il curatore Uberto Frigerio, in sinergia con La Grande Brera, ha orchestrato un labirinto emotivo. Attraversando la rassegna ci si imbatte in oltre 250 opere che danzano libere tra epoche e formati: dalle prime copertine del 1977 ai celebri “Fondi oro”, fino agli scatti che hanno dettato l’estetica della moda internazionale. Ma la vera gemma per i palati fini è l’esposizione inedita dei suoi scritti privati. Nipote di Luchino Visconti, Gastel era un poeta prestato all’ottica: “Fotografare è una necessità. Rendere eterno un incontro tra due anime mi incanta”, amava ripetere, trasformando la memoria in un sublime racconto visivo. Gastel è stato l’ambasciatore di una milanesità colta e rigorosa, eppure intrisa di una leggerezza ironica. Pioniere del ritocco digitale già negli anni Novanta, ha saputo traghettare l’artigianalità del banco ottico nel nuovo millennio, creando un lessico visivo e poetico del tutto inafferrabile.
L’allestimento di Gianni Fiore accompagna questo intimo flusso di coscienza, impreziosito da strumenti di lavoro che rendono l’artista quasi tangibile.

Sfogliando il catalogo edito da Allemandi, una riflessione si fa strada: riusciranno le nuove generazioni, così veloci e ansiose, a trovare il modo di fermarsi per cercare, come faceva lui, l’anima più immortale che si cela dietro un solo, irripetibile istante?
INFO
GIOVANNI GASTEL
Rewind
30 gennaio – 26 luglio 2026
Palazzo Citterio, Milano
Da martedì a domenica 08.30 - 19.15
www.palazzocitterio.org