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BIANCOSCURO #75, l’editoriale di Vincenzo Chetta – APRILE/MAGGIO 2026

⏰ lettura 2 min.

Serviva  l’inchiesta della Reuters nel 2026 per dirci ciò che i muri sussurravano da anni? Pare di sì. Il feticcio dell’anonimato vacilla: Banksy, il fantasma di Bristol, avrebbe finalmente un nome. Si chiamerebbe Robin Gunningham, classe 1973, da tempo celato dietro il finto nome di David Jones. Leggo la notizia con un misto di fastidio e amara ironia. Abbiamo passato decenni a speculare se fosse Del Naja o Hewlett, rincorrendo l’uomo per sfuggire al peso dell’opera. L’anonimato non era un banale vezzo, era l’armatura perfetta per criticare indisturbato un mercato dell’arte bulimico, che finisce per fagocitare e speculare proprio su chi lo deride. Ora che il sistema ha “smascherato” il suo giullare per placare la sete dei media, lo stencil sul muro vale forse di più o di meno?

Mentre il circo mediatico rincorre i fantasmi, il mercato reale e concreto non si ferma. Abbiamo appena celebrato l’orgogliosa 49ª edizione di Arte Fiera Bologna, un baluardo storico che continua a dettare la linea con assoluta fierezza. E non è stata da meno Art Genève, un salotto raffinato ed elitario dove l’altissima qualità ha zittito le sterili polemiche da tabloid. Sono questi i veri sismografi del nostro settore, i luoghi dove la storia si fa davvero.

E noi di BIANCOSCURO, come sempre, non stiamo a guardare il mondo dal buco della serratura. A maggio si aprirà la 61ª edizione della Biennale di Venezia e noi saremo come sempre prima linea per voi! 

Troverete i nostri accurati reportage giornalistici tra queste pagine e i nostri Art Tour sul canale YouTube, per farvi respirare la vera atmosfera che si vive all’interno dei padiglioni.

In un panorama che divora le identità in un istante, l’unico vero crimine per chi crea è l’immobilità. E allora mi rivolgo direttamente a te, artista: non aspettare che un’agenzia ti scopra. Prenditi la scena! Il 1° maggio 2026 si aprono le iscrizioni per il BIANCOSCURO Art Contest Montecarlo Edition. È la tua occasione per emergere, alla luce del sole e senza bisogno di pseudonimi

Concludo con un dubbio che mi attanaglia: se abbiamo un bisogno così viscerale di svelare l’identità di un artista per metterlo in prima pagina, non è forse la prova inconfutabile che il voyeurismo per la firma ha definitivamente cannibalizzato la potenza dell’arte stessa?

Buona Lettura, e se ci seguite anche sui social, oppure su YouTube, buona visione

Vincenzo Chetta Direttore Biancoscuro

Vincenzo Chetta
Direttore

BANKSY, “Girl with balloon”, 2004, serigrafia su carta, 66×50 cm. Collezione privata
A pagina 54 di BIANCOSCURO #75 l’articolo “Warhol VS Banksy a Villa Pignatelli”.

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